Che Stress!!?

Stress” è una parola molto conosciuta e forse anche abusata. Le parole definiscono i concetti e spesso pensiamo di sapere e invece ci accorgiamo che non ne sappiamo mai abbastanza o, più spesso, diamo per scontato il significato di tali concetti. Insomma cosa intendiamo con la parola stress?

Nel percorso evolutivo una delle necessità vitali di tutti gli individui di tutte le specie è sempre stata  quella di poter individuare e reagire ai pericoli. La sopravvivenza è determinata da questo processo di “riconoscimento” del pericolo realistico o anche solo potenziale. A partire da ciò alcune strutture dell'organismo sono entrate a far parte di un processo fondamentale per la vita, legato a queste necessità difensive, ma che è rimasto sconosciuto alla scienza fino agli anni Trenta dello scorso secolo: la Sindrome generale di Adattamento (Selye). Selye riprese un termine, introdotto in biologia da un grande fisiologo americano W. Cannon, che indica la capacità di un materiale di reagire ad una pressione, questa capacità è definita: stress. Cannon indicava con il termine stress le sollecitazioni ambientali, gli stimoli e definiva la capacità massima di sopportazione dell'organismo come “livello critico di stress”. Selye, come abbiamo visto, invece adotta il termine stress in riferimento alla reazione adattiva dell'organismo definendolo “una risposta non specifica (straordinaria) dell'organismo a ogni richiesta effettuata a esso”.
Nel linguaggio comune è avvenuta una contaminazione dei due significati dati alla parola stress. si parla di stress sia in riferimento al contesto esterno all'organismo, sia in riferimento a ciò che accade dentro l'organismo. Questa contaminazione permette di evidenziare come ciò che accade dentro di noi, nella nostra mente e nel nostro corpo, sia collegato a ciò che accade attorno a noi: siamo sempre dentro un processo di feedback con il contesto in cui viviamo.
Cosa avviene nel nostro organismo quando ci troviamo in situazioni stressanti? La ricerca ha messo a fuoco i processi fisiologici sui quali si basa il “circuito diretto” dello stress cioè i percorsi implicati da vicino nella gestione della risposta adattiva. Uno stimolo allarmante produce un'attivazione della amigdala, una struttura che si trova alla base del nostro cervello e che fa parte del sistema limbico, il centro nervoso che svolge un ruolo chiave nella registrazione dei ricordi legati ad eventi e circostanze spiacevoli. L'amigdala comunica con l'ipotalamo, che ha tra le varie funzioni quelle di regolare il sonno e l'appetito, e che inoltre fa parte del circuito delle emozioni e degli equilibri ormonali. L'ipotalamo funge da “regia” nella risposta allo stress rilasciando un ormone che si chiama corticotropina, un vero e proprio “allarme” per il quale vengono sollecitati il sistema endocrino e il sistema nervoso periferico, chiamato sistema “simpatico”(che regola la circolazione, la respirazione, la digestione ed in generale tutta l'attività dei nostri organi); vengono pertanto rilasciati ormoni sia per via endocrina, tra i quali il cortisolo che viene definito “l'ormone stress” per eccellenza, sia per via nervosa, con una maggiore produzione di adrenalina e noradrenalina.
Tutto ciò comporta in sintesi:
   un'alterazione del metabolismo, con l'incremento del glucosio(glicemia), per ottimizzare le riserve
  di energia;
 un'alterazione del respiro,che si fa più rapido e corto, per ossigenare il sangue che viene pompato più velocemente dal cuore per portare energia ai muscoli;
 vasocostrizione periferica (i vasi sanguigni della pelle si contraggono) per ridurre il rischio di emorragia in caso di ferita;
 la digestione viene rallentata per risparmiare energie preziose;
 le difese immunitarie si mobilitano per intervenire in caso di ferita.
 
C'è di più: se consideriamo in modo integrato i dati che le ricerche ci forniscono progressivamente ci accorgiamo che la risposta allo stress coinvolge tutto il sistema di regolazione psicofisiologica dell'essere umano! Anche se ci si riferisce in genere allo stress come una cosa negativa, in realtà rappresenta un processo fisiologico assolutamente normale per qualsiasi essere vivente. Grazie a tutto ciò infatti gli esseri viventi sono in grado, in caso di pericolo, di predisporsi per una reazione. Inoltre un livello adeguato di stress è necessario per affrontare meglio le nostre attività.

Quand'è che lo stress ci può far male?
Innanzitutto quando ci troviamo di fronte a richieste che appaiono eccessive rispetto alle nostre capacità di farvi fronte, in questo caso si parla di “stress acuto”
In secondo luogo quando lo stimolo stressante, pur se non particolarmente intenso, è costante e l'individuo si trova nell'impossibilità, per limitazioni di vario tipo, di fornire una risposta comportamentale adeguata, una sorta di “goccia” lenta e micidiale, si parla in questo caso di “stress cronico”: lo stress della vita quotidiana tipica degli individui occidentali.
Vari studi hanno dimostrato che il nostro organismo è una sorta di network (rete) e che pertanto lo stile di vita che conduciamo si ripercuote su tutti gli apparati che lo riguardano: il sistema nervoso, endocrinologico, immunitario. Il rapporto tra stress e malattia  non è lineare, di tipo causa-effetto, ma di tipo circolare: l'eccesso di stress causa una progressiva “disregolazione” dei processi psico-fisiologici e del comportamento, determinando una compromissione  ed una diminuzione dell'efficienza e dell'efficacia sul piano cognitivo, emotivo e comportamentale.
 Sul piano emotivo: incremento delle tensioni; aumento dell'ipocondria; alterazioni di aspetti della personalità; aumento dell'ansia, della suscettibilità, dei meccanismi di difesa, della rabbia; calo del controllo emotivo; vissuti di impotenza e depressione; calo dell'autostima.
 Sul piano cognitivo: calo dei livelli attentivi e di concentrazione; maggiore distraibilità; calo della memoria sia a breve che a lungo termine; alterazione dei tempi di risposta; aumento degli errori; deterioramento delle capacità organizzative; aumento dei disturbi del pensiero; disturbi del linguaggio.
 Sul piano comportamentale: calo degli interessi e dell'entusiasmo; incremento dell'assenteismo e difficoltà a “staccare”; incremento dell'uso di farmaci e/o droghe; astenia; disturbi del sonno; incapacità a trovare nuove soluzioni; fuga dalle responsabilità; superficialità; comportamenti bizzarri; forme di dipendenza. In generale l'eccesso di stress è collegato con la progressiva comparsa di disturbi funzionali di tipo cardiovascolare (come tachicardia, extrasistole, dolore sternale), gastrointestinale (colon irritabile, gastrite, etc) e di veri e proprie malattie. Anche il sistema muscolo-scheletrico e la respirazione subiscono delle alterazioni: posture rigide ed errate, muscoli contratti, alterazione del ritmo e la fisiologia del respiro  (la tipica “fame d'aria”).
Tutto ciò avviene perché l'energia che non viene utilizzata a livello corporeo si deposita nell'organismo, causando cambiamenti fisici  nel cervello e nel corpo. Esiste una variabilità individuale allo stress, gli eventi stressanti infatti sollecitano l'insorgenza di emozioni e comportano risposte psicologiche e biologiche complesse e diverse da individuo ad individuo. Le strategie di risposta per fronteggiare lo stress vengono denominate strategie di coping e si riferiscono al complesso delle strategie mentali e comportamentali messe in atto dall'individuo.
Le ricerche sul coping hanno evidenziato tre tipi di strategie legate sia alle caratteristiche psicologiche soggettive che al modo di leggere la situazione, ossia appartenenti allo “stile” dell'individuo ma anche alla valutazione che egli fa della situazione:
 Coping centrato sul problema: la persona analizza il problema o la situazione e cerca le soluzioni   possibili.
 Coping centrato sull'emozione: la persona è impegnata a gestire e contenere le emozioni relative al  problema o alla situazione.
 Coping centrato sull'evitamento: la persona adotta atteggiamenti e comportamenti elusivi, che   tendono ad evitare il confronto con il problema o la situazione e rifuggendo anche dalla    consapevolezza emozionale.
Cosa fare?
Rispetto allo stress possiamo attuare vari tipi di interventi volti a ristabilire il benessere psico-fisico:
 Interventi di prevenzione primaria, che consistono nell'attenzionare le condizioni ambientali, di stili di vita o di lavoro in modo da renderle il più possibile orientate al benessere globale dell'individuo.
 Interventi di prevenzione secondaria, che consistono nell'aiutare la persona ad utilizzare strategie efficaci di gestione dello stress e che si basano sull'utilizzo di tecniche di gestione delle emozioni, esercizi di tipo psicofisiologico (tecniche di rilassamento), attività fisica, meditazione.
Interventi di prevenzione terziaria, come il counseling psicologico e la psicoterapia.
Dott.ssa Maria Stefania Rao - Catania