Media & Stregoneria

Alcuni mesi fa la stampa nazionale si è occupata del caso di una ragazza di 30 anni affetta da stato vegetativo permanente. E' divenuto un avvenimento clamoroso, giacchè della “terapia” della giovane donna si è occupato anche il tribunale con il suo stuolo di giudici ed avvocati. I progressi della medicina sono talmente avanzati che non bastano i medici ad occuparsi dei malati, cosicché altre figure professionali si fanno avanti… In questa sede ci limitiamo a riflettere sul problema e non giudichiamo se sia la legge troppo invasiva o la sanità troppo burocratica.
SCIAMANI E STREGONI
Se guardiamo al lontano passato, l'uomo viveva in organizzazioni tribali in cui la legge era rappresentata dal capo del villaggio, mentre lo stregone rappresentava una figura mistica con funzioni religiose e sanitarie. Agli inizi dello sviluppo della loro professione gli stregoni o sciamani cominciarono a specializzarsi in settori quali provocare la pioggia, curare gli ammalati e scoprire i criminali. Tutta la vita degli uomini antichi era imperniata sulla profilassi; la loro religione era in larga misura una tecnica per prevenire le malattie fisiche e psichiche. Essi curavano attraverso la dieta, il digiuno, mentre le secrezioni naturali (feci, urine, sangue) avevano fama di potenti medicamenti, a cui si aggiunsero radici e vari tipi di sali. Indipendentemente dagli errori delle loro teorie, essi erano per lo più sinceri nel metterle in atto; avevano una fede illimitata nei loro metodi di trattamento, e questo, per se stesso, è già un potente rimedio. La malattia veniva trattata salmodiando, urlando, imponendo le mani, soffiando sul paziente e con molte altre tecniche altamente suggestive. In tempi successivi divenne molto diffuso il ricorso al sonno nel tempio, durante il quale si supponeva che avvenisse la guarigione. Alcuni rituali servivano alla risoluzione di conflitti familiari, stati isterici e altri disturbi mentali. Gli stregoni tentarono infine dei veri interventi chirurgici. Tra le prime operazioni vi fu quella della trapanazione del cranio per consentire la fuga di uno spirito che causava il mal di testa. Gli sciamani impararono a curare le fratture e le lussazioni, ad aprire pustole ed ascessi; le sciamane furono esperte ostetriche. Utilizzavano tecniche di suggestione collettiva attraverso rituali a cui assisteva l'intero villaggio. Il malato al centro era oggetto delle loro pratiche e durante il cerimoniale un amuleto magico veniva sfregato nel punto malato e poi gettato via per allontanare la malattia. In altri casi organi interni di animali apparivano improvvisamente simulando la parte malata proveniente dal corpo dell'uomo che veniva così asportata.
IL GRUPPO SOCIALE
Nelle mente dell'uomo antico lo sciamano guaritore aveva un contatto diretto con le divinità.  Religione, medicina e psicologia erano un'unica realtà in collaborazione con la legge, il cui rappresentante era il capo tribù o il capo della guerra. La vita sociale era dunque regolata da queste figure che, se vogliamo, possono rappresentare le istituzioni principali della nostra società moderna: Stato, Chiesa, Sanità, alle quali oggi si aggiungono l'Economia e i Media.
IL CASO
Per quanto riguarda la Sanità, di cui all'inizio ci siamo occupati riguardo al caso della ragazza in stato vegetativo, bisogna riconoscere che nella società attuale la figura del medico abbia in parte perso quello che possiamo definire il potere magico guaritore, che invece fino a 50-60 anni fa era molto diffuso nella concezione popolare. Nella mente del popolo rimangono residui di concezioni arcaiche della vita che si trasmettono attraverso le generazioni, per cui il medico era considerato depositario di conoscenze superiori, quasi mistiche, e come tale godeva di un rispetto smisurato nonché di un naturale potere suggestivo che agendo sulla mente del malato attraverso un meccanismo intrapsichico poteva anche accelerare la guarigione, soprattutto nei disturbi psicosomatici, o anche portare un senso generale di benessere nelle malattie organiche. Nel tempo questo “potere” è stato utilizzato per altri fini, al di là delle guarigioni, ad esempio per fini politici ed economici e ciò non poco ha contribuito al decadere della sua importanza nella mentalità popolare. Il medico non è più lo stregone della tribù, venerato e rispettato, non spetta a lui l'ultima parola, come nel caso in cui un tribunale decide sulla sorte di un malato. Chi è lo stregone della nostra società?
Credo che attualmente la mentalità di gruppo della nostra nazione è molto influenzata dai media, che attraverso stampa, televisione ed internet, contribuiscono a regolare “l'umore” nazionale. I media sono lo stregone dei giorni nostri, capaci di veicolare i pensieri che si muovono nella nostra società o di strumentalizzarli. Come ha agito lo stregone-media nel caso della ragazza? Da un lato la figura di un padre che non sopporta più di vedere soffrire un corpo esanime, dall'altro i medici che inseguono terapie protocollari. Credo che, al pari dei familiari, tutte le persone che conoscevano la ragazza avrebbero desiderato nel loro cuore che questa si ridestasse, non è possibile accettare pienamente un drammatico finale.
ISTINTO PATERNO
La morte è inaccettabile e la paura di non esser a questo mondo è spesso vissuta inconsapevolmente. Dal primo momento in cui veniamo alla vita la morte ci è sconosciuta, e pian piano apprendiamo inconsapevolmente la paura di morire attraverso messaggi emotivi e non-verbali nei primi mesi di vita e poi dalle parole e dagli atteggiamenti dei genitori, i quali istintivamente proteggono i propri figli da tutti i pericoli: di cui il morire è il più grave. Un padre che chiede l'interruzione dell'alimentazione per la propria figlia nell'inconscio collettivo si scontra con questa funzione genitoriale di salvaguardia dal pericolo. Ma la sua richiesta di lasciare in pace la propria figlia evitando inutili accanimenti terapeutici contiene forse un desiderio inconscio paradosso, un desiderio che, secondo una mia ipotesi, è frutto dell'incontro dei pensieri di tutti coloro che vivono intorno a questa ragazza per motivi affettivi, professionali o di altra natura, un desiderio taumaturgico: morire per vivere. Vivere nell'aula di un tribunale, vivere nelle pagine dei giornali, fino a vivere inaspettatamente nei discorsi del Presidente del Consiglio. Questa bella ragazza apparve sorridente, con una chioma fluente e in buona salute. E' divenuta famosa e la gente si è battuta per lei.
Così i media-sciamani  attraverso i loro potenti mezzi di suggestione collettiva hanno realizzato quello che la medicina non ha potuto: hanno permesso che ella si ridestasse nella mente degli italiani. In fondo tutto quello che inconsapevolmente si chiedeva ai giudici era di morire, morire per vivere.
Vivere un'ultima volta nelle pagine della nostra storia.
Dott. Maurizio Garozzo - Giarre (CT)