Quel Mostro Chiamato Terremoto...

 Recentemente abbiamo assistito ad una tragedia collettiva: il terremoto dell'Aquila e dei paesi viciniori. L'accaduto, dal punto di vista emotivo, rappresenta l'evento traumatico, perché racchiude in sé tutti i possibili eventi traumatici che un individuo può vivere nel corso della sua vita: la perdita di una persona cara, del lavoro, della casa, della scuola, dell'ospedale, della chiesa, del circolo ricreativo, del teatro, del paese… Tutto crolla le persone e le cose, quelle persone e quelle cose che, solitamente, danno fiducia, stabilità e sicurezza.

Epicentro del recente Terremoto vicino Norcia (30 ottobre 2016 h. 7;41)

Ogni individuo, durante il corso della sua vita, prova, sente, convive con molte paure, il terremoto le ingloba tutte, è improvviso, è catastrofico, è perturbante, è il mostro, il lupo cattivo, di conseguenza chiunque abbia vissuto o provato una paura ricollegabile anche ad uno solo degli aspetti su menzionati si identifica con gli abitanti dei luoghi colpiti dal sisma, perché la sua paura è da esso inglobata, rappresentata, con l'aggravante che è reale, il ché emotivamente significa: ogni paura interiore anche mai realizzata diventa realizzabile, concreta, ed ogni paura vissuta nel passato si rivive. Ciò che crolla sono, dunque, la sicurezza, la speranza, rappresentati dalla CASA. Essa è un luogo fisico, uno spazio all'interno del quale ci sono, principalmente, il FOCOLARE ed il TALAMO, deputati a realizzare gli essenziali bisogni di ogni uomo: il focolare dà calore e nutrimento a chi si riunisce attorno ad esso, come l'utero che riscalda e nutre il bambino; il talamo è depositario dell'amore, del concepimento. La casa, dunque, è il luogo della nascita, della crescita, della storia, della narrazione, del gioco, della tradizione, e quando crolla il sentimento è che tutto questo sia crollato.
Come si reagisce ad una paura del genere? Dando un'immagine a questo mostro senza volto, come quando si raccontano le favole ai bambini, per i quali la paura si trasforma in lupo cattivo, strega, matrigna, o come quando nascono miti e leggende per dare significato a certi eventi altrimenti inspiegabili: la vita, la morte, il terremoto, l'eruzione, il maremoto, la pioggia, il fuoco,…
Oggi i miti ci vengono proposti dai media, che trovano il mostro e gli danno un volto: il costruttore, il governo, la politica, trovano colpevoli, esperti che sapevano e che potevano evitare e/o far evitare il peggio, scrivono frasi del tipo “di terremoto non si muore”, che eliminano il mostro per puntare l'attenzione in altri mostri concreti reali, attaccabili e controllabili per tornare a dormire sonni tranquilli, il mostro viene cacciato via e si comincia una falsa ricostruzione, insabbiando e dimenticando. Con ciò non voglio assolutamente negare le responsabilità reali e concrete che vanno denunciate e condannate, sottolineo il punto di vista emotivo, per spiegare identificazioni, sentimenti, bisogni, difese e altro, ma non per dimenticare le effettive responsabilità.
D'altro canto, però, se l'uomo non attivasse delle difese di tipo interno sarebbe travolto dalle sue stesse paure. Quello che qui sto esprimendo è la necessità che le risorse, le forze per costruire miti, sogni vengano dall'interno della città e dei paesi colpiti e non dai media, perché quelle che vengono dall'interno portano con sé tutto ciò che c'era dentro quelle case distrutte: la propria storia, le proprie tradizioni, i propri miti, che si possono ancora trovare interiorizzate nella memoria, nei vissuti e nei sentimenti delle persone vive. Il sostegno, l'aiuto per questa gente, ritengo debba puntare sul rispetto, sul ricordo e sulla trasformazione di ciò che è crollato e non c'è più: le persone, le case, gli istituti, gli ospedali, le chiese, per ritrovarne il valore, la memoria, la storia, i sentimenti e trasformarli in ristrutturazione, ricostruzione, rinascita, crescita, sviluppo.
Auguri a tutte le persone colpite dal terremoto.

Dott.ssa Pietra Paola Scandurra - Biancavilla (CT)