Il Corpo e le sue Trasformazioni

E' il mio corpo che cambia, nella forma e nel colore è in trasformazione è una strana sensazione in un bagno di sudore…E' il mio corpo che cambia...e cambia...e cambia...e cambia...e cambia”, cantavano i Litfiba descrivendo le mutazioni corporee tipiche dell'atto sessuale; questi mutamenti spesso vengono vissuti inconsapevolmente, generalmente si presta più attenzione alle emozioni ed alle sensazioni ad essi legate. Il corpo invece è sempre in cambiamento da quando nasce fino alla morte, passando attraverso svariate tappe evolutive comuni a tutti ma mai uguali per tutti.

Ogni individuo infatti incarna un corpo particolare che pur simile non sarà mai uguale a  quello di nessun altro, come le impronte digitali, che già dal terzo mese della vita intrauterina ci distinguono l’uno dall’altro. Il corpo traccia i confini della nostra identità biologica, ma è anche il contenitore della nostra personalità che nasce e si struttura con la conoscenza che maturiamo attraverso di esso. Siamo soggetti ed oggetti, contenitore e contenuto, al tempo stesso e maturiamo tale consapevolezza nel rapporto con gli altri e nel nostro essere nel mondo.

Danzatrice

Pensiamo alla pelle, è la superficie del nostro corpo, ciò che anzitutto mostriamo agli altri. Sotto questo aspetto può rappresentare la nostra esteriorità fino a diventare un elemento di identificazione ad un gruppo (ad es. il colore della pelle). D'altra parte é un organo ricco di sfumature, il colorito, la trama, la brillantezza, la sua temperatura suscettibile di cambiamenti anche rapidi, e spesso può esprimere somaticamente diverse emozioni (arrossisco, ho le mani fredde ecc.). In questo senso in ogni patologia della pelle possiamo individuare quale messaggio il nostro inconscio vuole inviare al mondo circostante.

Il corpo rappresenta dunque il veicolo privilegiato della nostra entrata nel mondo, infatti il primo modo del bambino di "entrare" nel mondo dell’esperienza si avvale del corpo ed è solo abitando il corpo e coinvolgendolo effettivamente che è possibile conoscere il mondo e le sue leggi, non basta la sola conoscenza intellettuale.

Il ciclo vitale dell’essere umano si evolve per tappe, che a seconda dei vertici di lettura possiamo definire periodi di “crisi”, “transizione” o “crescita”.

Con il termine crisi si evidenziano i vissuti ed i sentimenti più difficili che possono manifestarsi in queste tappe; con il termine transizione invece vengono focalizzati gli aspetti maturativi che, grazie alle esperienze fatte dall’individuo, rappresentano i cambiamenti sostanziali rispetto allo stadio precedente. La definizione crescita contiene il concetto di perdita ma anche di acquisizione di nuove caratteristiche, di ristrutturazione dell’identità dell’individuo nella dimensione corporea, psicologica, mentale, sessuale e sociale.

Fin dall’inizio della vita la realtà viene esperita grazie ad un insieme di sensazioni corporee, e da un punto di vista evolutivo le percezioni fisiche, le immagini, gli stati emotivi e i movimenti del corpo precedono l’emergere del linguaggio verbale. Scrive Dolto: “L’immagine del corpo non è un dato anatomico innato come lo schema corporeo; l’essere umano la elabora nel corso della propria storia personale”. Con lo sviluppo del proprio schema corporeo (dall’esperienza dello specchio in poi), della propria unità fisico-emozionale e con lo sviluppo del linguaggio, l’essere umano si avvia verso il processo di costruzione dell’identità, attraverso le tappe evolutive di sviluppo psicosessuale, che si esprimono al massimo nella crisi puberale.

Già fin dall’infanzia  l’espressione del disagio emotivo e relazionale, così come la risposta a fattori stressanti di varia natura, passano frequentemente attraverso lo sviluppo di una sintomatologia incentrata su espressioni somatiche (dolori addominali o epigastrici, disturbi digestivi, rifiuto del cibo). Questa sintomatologia, che si esprime attraverso il corpo ed il comportamento del bambino, riguarda e coinvolge in realtà la relazione con il caregiver (generalmente la madre) e con le figure di riferimento, e può rappresentare un primo segno di una “cattiva” o difficile sintonizzazione e reciprocità all’interno di questa relazione e dalla quale dipenderà l’esito di tutte le successive tappe evolutive ed anche il modo con cui verranno affrontate le eventuali “ferite” del corpo.

I genitori, la famiglia allargata e la perpetrazione dei cosiddetti miti familiari, contribuiscono dunque a definire le credenze, le norme e dunque i comportamenti riguardo al corpo e all’alimentazione che vengono poi appresi dal bambino e che influenzeranno tutto il percorso di vita. Sappiamo che lo sviluppo femminile avviene per rottura: mestruazione, prima volta, gravidanza, parto e menopausa; mentre lo sviluppo maschile avviene per continuità: paura delle dimensioni, confronto col mondo dei pari, paura del funzionamento. Intorno ai dieci undici anni, considerando però che ogni persona ha i suoi tempi e i suoi ritmi di sviluppo, si esaurisce la fase di latenza ed inizia la pubertà. Iniziano i cambiamenti a livello corporeo: nelle ragazze iniziano le mestruazioni, si ingrossano il seno e i fianchi; nei ragazzi incomincia la produzione dello sperma; compaiono peli sul corpo; la voce si modifica; l’eccitabilità genitale è consistente. Sono cambiamenti fisiologici molto rapidi che comportano uno sconvolgimento psicologico che però, a differenza di quanto si pensava tradizionalmente, non comporta un cambiamento emotivo altrettanto rapido. L’adolescente contento del proprio corpo è un caso raro, generalmente le lamentele rispetto ai “difetti” sono consistenti e possono riguardare tutti i distretti corporei; diventano preoccupanti quando perdurano nel tempo e soprattutto si manifestano adesioni massicce a modelli stereotipati dettati dalle mode o da un ideale interno irraggiungibile.

Nell’adolescenza, e nella donna in menopausa, uno dei compiti difficili da affrontare è quello della separazione dall’immagine corporea precedente, rievocante inevitabilmente il distacco dalla madre (fase d’individuazione). Tale processo comporta una perdita irreversibile di parti prima inserite nel sé. Nell’adolescenza la pluralità di stimoli provenienti dal corpo, non più integrabile nell’immagine dell’individuo, è inserita in una prospettiva d’espansione, mentre nella donna la separazione si presenta più drammatica al momento della menopausa, perché la donna deve abbandonare l’immagine fisica nella quale si è riconosciuta per tutta la vita, che le è servita ad essere apprezzata e quindi ad avere una buona visione di sé.

La gravidanza rappresenta per la donna un’altra tappa evolutiva importante sia per quanto riguarda le trasformazioni fisiologiche che psicologiche. La gravidanza, il parto e l’allattamento risentono dell’esito delle precedenti tappe evolutive soprattutto riguardo al rapporto con la madre e le elaborazioni dell’adolescenza. Da ciò può dipendere il frequente riattivarsi durante la gravidanza e l’allattamento di sintomi legati al controllo alimentare e dell’immagine corporea, che provocano frequenti ricadute nei meccanismi di compenso, nella restrizione e, ancora più spesso, nello strenuo controllo del peso, volto a limitare le modificazioni corporee al minimo possibile (Rocco et al., 2005). Durante il percorso di vita della maggior parte degli esseri umani, oltre a queste inevitabili tappe evolutive può accadere che il corpo subisca ferite o perdite, o la mancanza di una funzione o più funzioni, ciò produce nell'individuo una importante modificazione dell'immagine di sè e dello schema corporeo. Questa “ferita” all'immagine di sè è generalmente associata ad un vissuto di angoscia e di dolore e, sul piano affettivo, equivale ad una vera e propria esperienza di lutto. Il sentimento di lutto, analogamente a qualsiasi altro lutto, se non elaborato, può precipitare la persona in uno stato di dolore e di depressione, anche di una certa gravità. Le evidenze scientifiche sugli effetti reciproci tra il corpo e la mente ci inducono dunque a riflettere sulla necessità di prenderci cura della nostra persona in senso globale, assumendo stili di vita sani sia per il corpo che per la mente.

Anche l’aspetto estetico è importante poiché viviamo in una società in cui la vanità non è più avvertita come una colpa, bensì come una qualità. Cercare di migliorare il proprio aspetto non ha nulla di patologico purché venga rispettata la nostra unicità. Sempre più spesso si assiste invece ad una omologazione somatica e ad una sorta di divieto ad invecchiare, col rischio che invece di diventare più belli si diventa solo più ridicoli. Mi chiedo come sarebbe andata ad Ulisse se avesse potuto cancellare la cicatrice grazie alla quale l'eroe poté dopo molti anni essere riconosciuto dalla nutrice al suo ritorno ad Itaca.

Il circolo virtuoso del benessere psicofisico passa attraverso l’accudimento del contenitore corpo e del suo contenuto e viceversa. ....(acquista l'intera rivista).