Il Lutto e la sua Evoluzione

Il Lutto può essere equiparato ad una depressione parafisiologica reattiva alla perdita di una persona cara che, traumaticamente, fa vacillare la stabilità dei rapporti con il mondo esterno ma in specie con quello interno. Connotata da profondo e doloroso scoramento, disinteresse per il mondo esterno, inibizione dell'attività, perdita della capacità d'amare, negazione della perdita, sentimenti di rabbia, disperazione, e limitata nel tempo (3-6 mesi), essa si estingue allorché le persone colpite, dopo una fase di elaborazione o “lavoro del lutto” (Freud: Lutto e Melanconia, 1915), riescono a reinvestire affettivamente su nuovi oggetti d'amore e d'interesse.
In alcuni casi però il lavoro del lutto fallisce, manca il riadattamento, ed allora la reazione luttuosa si prolunga in disagi o disturbi psichici più seri tra i quali il lutto patologico, assimilabile stavolta ad un vero e proprio stato depressivo o depressione maggiore, e la sindrome disadattiva appaiono più significativi.
 
COMPLICANZE
Depressione Maggiore, appartiene alla categoria dei disturbi dell'umore o affettivi ed è essenzialmente caratterizzata da:
 
1) Alterazioni del tono umorale in cui dominano la tristezza, la perdita dello slancio vitale, il senso dell'inutilità della vita e i sentimenti di catastrofe. Insomma un vero e proprio “dolore morale” riferito come peggiore del dolore fisico. Le persone depresse non trovando più le usuali risorse emotive interne sufficienti a far provar loro piacere, perdono interesse verso la vita, avvertono la dolorosa presenza di un inspiegabile distacco affettivo, di una inerte indifferenza anche rispetto alle persone più care quali figli, genitori, coniugi, ecc. La dissoluzione dell'universo sentimentale inoltre può esitare in idee di autosvalutazione, disistima, colpa, indegnità.
 
2) Alterazioni neurovegetative di tipo sessuale (riduzione della libido, irregolarità del ciclo mestruale), alimentare (riduzione dell'appetito con perdita di peso fino a veri stati di malnutrizione), del sonno (nei depressi, l'insonnia può essere “con risveglio precoce” connotata cioè da normale addormentamento di breve durata o “di inizio” per cui è difficile o impossibile iniziare il sonno).
 
3) Alterazioni psicomotorie, connotate da rallentamento psicomotorio oggettivabile dalla mimica e gestualità molto rallentati, dal tono basso e monocorde della voce, dalla maggior latenza delle risposte quasi sempre frammentate o monosillabiche. Le persone riferiscono di pensare “a rallentatore”, di avere la mente vuota, di non ricordare i fatti o rievocare eventi o discorsi. Esse inoltre smarriscono l'iniziativa, sono pessimisti rispetto al futuro. L'abbassamento del tono energetico psico-fisico fa sì che ogni atto, anche il più semplice, richiede un enorme sforzo, una immane fatica.
 
Tali vissuti possono evolvere in due direzioni, una positiva caratterizzata dall'intervento della coscienza riflessiva che frappone un argine alla marea depressiva per poi incapsularne le conseguenze negative e secondariamente avviare una controreazione; una negativa connotata dal fallimento di questa operazione con susseguente scivolamento verso una prigione psichica priva di spiragli, da cui emerge, nei casi più gravi, come unica idea liberatoria quella di procurarsi la morte in qualsiasi modo e ad ogni costo. Infine se la depressione viene complicata da idee deliranti di rovina, queste persone prima di suicidarsi possono sopprimere i propri cari, specialmente i bambini piccoli per “liberarli” da una vita percepita ormai come  pervasa da miseria e disperazione.

Sindrome disadattiva. In una situazione meno sfavorevole invece il lutto può evolvere verso un altro disturbo affettivo: la sindrome di disadattamento misto con sintomi  ansiosi e depressivi, che però stavolta va messa in rapporto causale ma indiretto con l'evento traumatico, nel senso che la sofferenza appare correlabile ai cambiamenti esterni,  ambientali,  conseguenti alla perdita luttuosa.

TRATTAMENTO
La maggioranza delle persone è dotata di fisiologiche difese e risorse psicologiche adatte all'elaborazione del lutto, pertanto in questo caso non è necessaria alcuna terapia. Chi invece sviluppa un lutto patologico può avvalersi di un approccio terapeutico esclusivamente farmacologico o di un'intervento psicoterapeutico, sopratutto di tipo psicodinamico. Sulla base di una più moderna visione della problematica, il migliore metodo curativo è rappresentato dal parallelo intervento  psicoterapico e psicofarmacologico.