Il Narcisismo

 “Il termine narcisismo fu adottato da Paul Nacke nel 1889 per descrivere l'atteggiamento di chi tratta il proprio corpo allo stesso modo con cui viene di solito trattato il corpo di un oggetto sessuale, per cui se lo contempla, se lo liscia, se lo accarezza finché queste manovre non gli procurano un soddisfacimento completo”. Inizia così Introduzione al narcisismo (Freud 1914) la cui stesura era avvenuta non senza difficoltà, in quanto sovvertì profondamente la teoria delle pulsioni che aveva rappresentato l'asse portante della psicoanalisi ed era stato una sorta di resa dei conti di Freud nei confronti di Adler ma soprattutto di Jung, che avevano tolto alla libido il suo carattere sessuale e proposto la concezione di un'energia psichica indifferenziata.
Freud sentì così l'esigenza di avvalorare gli aspetti più impopolari che la sua teoria delle pulsioni metteva in evidenza: l'innamoramento per la propria immagine non era un fenomeno accidentale e sporadico, né dovuto ad una condizione omosessuale, come a quel tempo si supponeva, ma rappresentava un necessario stadio evolutivo. Il destino, la qualità delle nostre future scelte d'amore dipenderanno da come declineremo la nostra dimensione narcisistica. Il nostro interesse per gli altri deriva soltanto dal tentativo di ritrovare quel sentimento, assoluto, narcisistico del sé.
E' un muoversi, dunque, in un precario equilibrio tra la partecipazione alla vita e la regressione in uno stadio di pre-vita. La teoria del narcisismo elaborata da Freud smontava quindi, la poetica e ideale immagine dell'amore. Il narciso era tra noi. Con la sua Introduzione al narcisismo Freud si stava preparando ad analizzare questa singolare tragedia: noi esseri umani di tutte le età utilizziamo per vivere, amare e difenderci unicamente la nostra libido, dirigendola o sul nostro stesso Io o su oggetti che di volta in volta ci appaiono degni di nota.
E' questo meccanismo di investimento narcisistico a generare angoscia, interesse, curiosità, vita e morte. L'essere umano, quando nasce, è totalmente in balia dell'ambiente. In pratica sa solo respirare. Sopravvive e poi vive solo perché viene soccorso, aiutato, stimolato, amato. Come scrisse Freud, in un certo senso la psicologia sociale precede quella individuale. Le relazioni umane sono necessarie per la vita.
Il problema di ciascuno alla nascita è quello di diventare un essere staccato da tutti gli altri, dotato di un certo grado di autonomia, capace di cercare e provare piacere, di riconoscere la realtà e di modificarla o di adattarvisi a seconda delle circostanze. In poche parole: la 'miseria' del neonato, la sua necessità di tutto, si scontra con l'altra necessità, quella progressiva, che lo porta verso l'autonomia. Di fronte agli stimoli provenienti dall'interno (ad esempio la fame), che disturbano la quiete e chiedono di essere eliminati, il neonato reagisce considerandoli esterni a sé e considerando viceversa il “sé” lo stato di appagamento piacevole e pacifico che consegue all'eliminazione dello stimolo, ad esempio nutrirsi dietro lo stimolo della fame. Questa condizione di narcisismo primario non corrisponde alla realtà ma è utile.
Se il neonato avesse un precocissimo giudizio sulla realtà, verosimilmente si sentirebbe disperato e drammaticamente in balia degli altri, mentre il “sentirsi” capace di provare soddisfazione e l'illudersi che ciò sia conseguente ad una propria potenza gli consente di guardare con fiducia ai numerosissimi compiti che la vita gli chiede. Il passaggio dal narcisismo primario a quello secondario è determinato dal fallimento del primo ed esprime un tentativo di ricostruire delle condizioni interiori, psichiche di piacevolezza, di autoconservazione e di sicurezza, che quello primario illusoriamente garantiva.
Il passaggio implica la costituzione di un oggetto d'amore interno e dunque di una parte di sé da amare. Il sogno della completezza narcisistica è compromesso alla radice, anche se l'amore di sé (dunque verso l'io) tende a percepire l'oggetto come una totalità. L'illusione di potersi dare soddisfazione da sé cede di fronte all'immancabile esperienza dell'attesa: per sua fortuna la madre non è sempre perfetta. Se lo fosse non lo obbligherebbe a superare quella condizione di narcisismo primario che per quanto piacevole è pur sempre irrealistico.
Ma come fa la madre a far uscire il bambino dal narcisismo primario?
Secondo una prima ipotesi, che risale allo stesso Freud, è che la madre consenta l'uscita dal narcisismo primario rendendo tollerabile al bambino la frustrazione di avere a che fare con la realtà.