Le Emozioni, un Mondo Infinito!

Le emozioni non hanno un luogo definito nella nostra mente e/o nel corpo, perché, secondo il contributo di Matte Blanco (uno psicoanalista cileno contemporaneo), sono un insieme infinito, multidimensionale e per essere comunicate, per dar loro un senso hanno bisogno di un sistema della mente in grado di formarle, definirle, rappresentarle e dunque conoscerle.
Per far questo si è da sempre cercato di collocarle da qualche parte nel cuore o nel cervello, nell'espressione del viso, nello sguardo, nei sogni o nell'arte. Si sono utilizzate e si utilizzano, cioè, quelle modalità della mente atte a rappresentare e manifestare le emozioni, che in quanto infinite, possono essere solo vissute e per conoscerle vanno trasformate in rappresentazioni con un inizio, una fine e un nome.
Questo perché l'universo emotivo è un universo amorfo, atemporale, aspaziale, all'interno del quale tutto è confuso e poco chiaro. Quando si guarda il cielo tutto sembra uguale da qualsiasi parte del mondo lo si guarda: appare senza forma e senza tempo, ma se si lascia libero il pensiero ci si accorge che lentamente quelle stelle prendono forma, diventano costellazioni, “forme” descrivibili, comunicabili e sensate.
Per rendere ancora più vicino alla vita di ogni giorno il concetto appena espresso, basta pensare a quando si è innamorati, a quell'esperienza che ha a che fare con qualcosa di infinito e irrazionale: l'uno e l'altra sono fusi insieme. La morte e la vita, il tempo e lo spazio assumono significati differenti:  “Mi fai morire” si dice al proprio innamorato; “l'amore è forte come la morte” si legge su un famoso passo del Cantico dei Cantici ed ancora “non ti vedo da una vita”,  “tocco il cielo con un dito”. Il tempo si annulla: se pensiamo a un evento bello o brutto vissuto in un certo tempo e luogo del passato è sufficiente tornare in quei luoghi per rivivere quelle identiche emozioni.
Quando si è innamorati tutto ciò che fino allora era stato importante sembra non esserlo più, ma poi piano, piano la mente comincia a differenziare, a distinguere, a dare senso all'esperienza vissuta sognandola e raccontandola. Se così non fosse si rimarrebbe travolti e ci si perderebbe nell'infinito. Grazie all'interazione e all'interscambio tra il vissuto infinito e travolgente e la capacità di differenziare e collegare del pensiero, l'esperienza emotiva è resa comunicabile e narrabile: la mente trasforma il vissuto in qualcosa di finito e manifesto.
 
Ciò diventa ancora più chiaro se si pensa a quando, spontaneamente senza domandarsi il perché, si chiede a un bambino “quanto la vuoi bene la mamma?” e lui, altrettanto spontaneamente, risponde “tanto, tanto!” allargando più che può le braccia. L'operazione che fa il bambino è quella di rappresentare un affetto indescrivibile, ed è quello che si continua a fare da adulti con le metafore, le favole, i sogni, che per gli artisti diventano poesie, quadri, canzoni, sculture, romanzi, film.
Ho basato lo scritto sull'amore, ma la stessa cosa vale per ogni emozione.