Il Corpo Adolescente

 

IDENTITA’ CORPOREA
 
Schilder (1935) ha considerato l’identità corporea articolata su tre assi: lo schema corporeo, l’immagine corporea e il corpo sociale.
 
SCHEMA CORPOREO
Si riferisce alla rappresentazione topografica e spaziale che ogni individuo ha del proprio corpo.
IMMAGINE CORPOREA
Viene definita come la rappresentazione mentale del nostro corpo.
CORPO SOCIALE
Fa riferimento al fatto che il corpo è al centro degli scambi relazionali affettivi fra individui.
 

La pubertà e l’adolescenza rappresentano la tappa evolutiva comune sia nei maschi che nelle femmine e producono inevitabilmente degli sconvolgimenti. Ognuno di noi è dotato di un sistema simbolico immaginario che riconosce il proprio corpo in rapporto con il proprio Io attraverso l’immagine corporea.Questa rifletteanche le nostre relazioni con gli altri individui e con la realtà esterna in generale, in questo senso ognuno costruisce la propria immagine corporea secondo il modo in cui “vive” con il proprio corpo. L’immagine corporea non è un semplice concetto cognitivo ma è strettamente legata al mondo emotivo interno, alla relazione con le figure significative del mondo esterno e alla storia personale di ciascuno.
 
Nel periodo adolescenziale, il rimaneggiamento di questa identità corporea rappresenta uno dei compiti principali. Il corpo è il primo mezzo con cui il neonato si relaziona con l’esterno ed è una modalità comunicativa mantenuta in parte anche durante l’infanzia; acquista una centralità specifica nel periodo adolescenziale sia a livello concreto, perché interagisce con l’ambiente, sia a livello fantasmatico. A causa delle repentine trasformazioni corporee, l’adolescente si trova di fronte ad un “corpo disincarnato” (Cfr. Birraux, 1993) segno e simbolo di una ancora mancata identità e di un progressivo distacco da se stesso. Il corpo è vissuto come imposizione esterna nelle sue forme e nell’immagine (identità corporea) e nell’essere maschio o femmina (identità di genere). Di qui la necessità di ristabilire l’unità psico-biologica attraverso la negoziazione di una nuova immagine corporea capace di integrare in sé i cambiamenti apportati dallo sviluppo puberale.
Il corpo durante la pubertà è maturo dal punto di vista genitale e capace di procreare. L’immagine corporea che l’individuo aveva costruito durante il periodo infantile si modifica inducendo nell’adolescente un senso di inquietudine determinato sia dal confronto con qualcosa di ignoto, che dalla necessità di conoscere questo nuovo corpo attraverso un lavoro di mentalizzazione. Mentalizzare il corpo significa attribuirgli una funzione simbolica, ovvero un significato sociale, relazionale, erotico ed affettivo, rendendolo il testimone della propria immagine e della propria identità (Cfr. Ferrari, 1994). Di fatto dunque la centralità del corpo nel periodo adolescenziale non viene giustificata solo dalla trasformazione morfologica e dalla maturazione sessuale legate alla pubertà e quindi alla necessità di raggiungere una nuova identità corporea e di genere, ma è dovuta anche a fattori inerenti alla riorganizzazione psichica. Quest’ultima diviene il supporto dei problemi legati all’individuazione di fattori relativi al sistema familiare e sociale all’interno del quale l’adolescente è cresciuto.
I fattori che influenzano lo sviluppo dell’immagine corporea in adolescenza sono sia psicologici che psico-sociali. L’adolescente costruisce l’immagine del corpo anche osservando il corpo degli altri, identificandosi con persone che ammira e recependo le indicazioni dei media e del suo ambiente culturale relativamente alla bellezza e alla prestanza fisica.
Autostima e sicurezza in se stessi giocano un ruolo importante nella ristrutturazione della personalità in adolescenza; distorsioni della rappresentazione del corpo spesso riflettono problemi di ordine psicologico.
La difficoltà a percepire e accettare il proprio corpo, vissuto come poco familiare, può far sì che fenomeni transitori dello sviluppo fisico, come acne e sovrappeso, possano acquistare forte risonanza psicologica e generare ansia e disagio.
Allo scopo di controllare queste emozioni l’adolescente potrebbe considerare il corpo come un oggetto da controllare o addirittura da attaccare. Molti comportamenti a rischio, come le diete sconsiderate, hanno lo scopo di dimostrare la propria capacità di controllo sulla realtà, in un momento in cui le incertezze sulla propria identità sono grandi. L’inconscia paura di crescere potrebbe giocare un ruolo importante nella costruzione dell’immagine corporea poiché “un corpo che si trasforma e cresce è colpevole perché ordina la separazione dalle illusioni, dalla madre, dall’infanzia” (Charmet). Il tempo passato allo specchio, l’interesse esagerato per l’aspetto fisico denotano un grande investimento su di sé poiché l’adolescente deve scegliere anche se stesso come oggetto di interesse, rispetto e stima.
L’insicurezza sulla propria capacità di essere davvero autonomi, contribuisce in questo senso all’attuazione di comportamenti vistosi e talvolta plateali. Una delle paure comuni alla maggior parte degli adolescenti è quella di non essere normali: i cambiamenti fisici dello sviluppo avvengono proprio quando è maggiore il bisogno di percepirsi simili e apprezzati dai coetanei. Nel confronto con i pari, peso e altezza possono essere usati come indicatori dell’adeguatezza del proprio sviluppo. I sentimenti di inadeguatezza riflettono frequentemente l’adesione ad un’immagine ideale di sé, spesso troppo esigente, per cui buona parte degli adolescenti si sente brutta e questo può portare ad una inibizione sociale per non esporsi a sentimenti di vergogna.
Una delle manifestazioni della centralità del corpo in adolescenza è la frequente tendenza alla somatizzazione di sentimenti, conflitti e pulsioni con il conseguente servirsi del corpo e delle condotte somatiche sia come mezzo per esprimere conflitti psichici sia come strumento di relazione. Di qui la straordinaria incidenza in questo periodo di patologie che usano il corpo per raccontare ciò che la mente non riesce ancora a fare.
Secondo Selvini Palazzoli (1963-1981), ad esempio, nella futura anoressica il corpo non investito come oggetto d’amore e di cure nella prima relazione con la madre, diventa oggetto estraneo che può essere aggredito e svalutato. Le carenze empatiche della madre nelle prime esperienze di soddisfazione dei bisogni vengono compensate, dalla futura anoressica, sovrainvestendo il potere della mente a cui affida funzioni di contenimento e sostegno. Le competenze intellettuali si sviluppano così in modo abnorme, fino a sostituire la “buona madre” e renderla non più necessaria. Le condotte di costrizione del corpo, come ad esempio gli stili alimentari rigidi o gli eccessi di attività motoria che le anoressiche impongono a se stesse, acquistano anche significati inerenti al processo di separazione-individuazione di cui parla Blos (1962), in quanto rispecchiano un lavoro incentrato sul tentativo di riappropriarsi della propria vita, caratterizzato dalla necessità di padroneggiare i propri bisogni di dipendenza affettiva.
La famiglia, la scuola e la comunità svolgono in tutto questo percorso ruoli importantissimi nel contenere le angosce dell’adolescente.
È molto importante che in famiglia vi siano modelli positivi, che si discuta in maniera esplicita sulla disapprovazione di comportamenti a rischio; che vi sia uno stile educativo autorevole (e non autoritario) con regole esplicite, coerenza di comportamento da parte delle figure di riferimento ed una costante apertura al dialogo.
L’esperienza scolastica vissuta con soddisfazione e senso di benessere, ancor più se con successo scolastico, rappresenta un ulteriore fattore di protezione.
La comunità locale può rappresentare, attraverso occasioni di aggregazione giovanile ed attraverso la richiesta di comportamenti socialmente responsabili, una riduzione della spinta verso un’anticipazione del diventare adulti priva di un adeguato sostegno.
Tutti i processi che attivano un cambiamento possono produrre angoscia ed in tal senso durante l’adolescenza diventa abbastanza comprensibile che il corpo possa essere fonte di turbamento: lutto per il corpo bambino e passaggio del concetto di sé costruito sull’opinione dei genitori e tratto dal giudizio dei coetanei. Nuove pulsioni e desideri spingono all’esterno della famiglia, attivando spesso una temporanea svalorizzazione dei genitori che facilita il trasferimento degli investimenti affettivi su persone esterne all’ambiente familiare.
All’interno del gruppo amicale il corpo è facile che venga “addobbato” di tutte le insegne che esprimono una precisa appartenenza: qual è il significato, ad esempio, che gli adolescenti attribuiscono al piercing e al tatuaggio?

Il corpo dipinto o forato attraverso il piercing, il tatuaggio ed altre manipolazioni affini, esprimono principalmente un'intenzione comunicativa. Il senso di questo messaggio rischia tuttavia di rimanere oscuro agli adulti che mancano degli strumenti per decodificarlo.
 Se inizialmente gli adolescenti sono spinti da esigenze narcisistiche a farsi tatuare o ad ornare il loro corpo con orecchini o chiodini, successivamente tali segni diventano un mezzo di comunicazione: comunicano appartenenza , esprimono trasgressione e originalità, segnano una tappa della vita , rappresentano un punto fermo rispetto al trascorrere del tempo. Ma soprattutto comunicano degli stati emotivi interni come il disagio, la sofferenza, problemi familiari, problemi conflittuali e dei bisogni come lo svago, la ribellione, la libertà.
Il linguaggio del corpo sostituisce quello dell’abito: non più capi firmati dalla testa ai piedi per proclamare una identità, ma tatuaggi e piercing, anche segreti, che parlano a loro stessi e ai loro pari, in privato. Un modo per distinguersi ma anche di ribellarsi senza la necessità del clamore.
Tutto ciò non ha nulla di patologico. Quando preoccuparsi dunque? L’aspetto patologico può essere evinto dalla ripetizione e durata di una stessa condotta per un periodo di più di tre mesi fino a sei mesi o più; dalla comparsa di nuove condotte che si aggiungono alle precedenti con un accumulo delle manifestazioni di sofferenza; dagli eventi della vita negativi sia per l’adolescente che per il suo ambiente.
Siamo di fronte ad adolescenti sommessi, che i genitori trovano alcune volte inconcludenti, dispersivi, immaturi. Ma sarebbe più utile osservare senza giudicare in modo da comprendere il loro mondo ed aiutarli a crescere.
Quando le condotte adolescenziali diventano patologiche l’approccio psicoterapeutico e psicoanalitico può avere la funzione di “ponte” fra esperienza e linguaggio, operando tra fisico e mentale per raggiungere aree di difficile elaborazione, trasformarle e ricostruirle. Ciò permette di affrontare il difficile mondo interno dell’individuo e consente di acquisire (o riacquisire) e sviluppare quello spazio mentale, affettivo e somatico, ridotto o azzerato dalla patologia.
 

PIERCING E TATOO

Nati come segno di riconoscimento ed appartenenza ad una tribù, piercing e tattoo oggi sono una spiccata tendenza nel mondo dei giovani (e non solo).
Il fenomeno in occidente è nato all'interno di specifici contesti sottoculturali, correlato a una serie di motivazioni e finalità che ricordano la critica e l'opposizione alle norme sociali dominanti siano esse ideologiche, politiche, economiche o estetiche.
Il tatuaggio ha un significato profondo, che và al di là della questione estetica dell’essere visto-notato, poiché assume un carattere permanente e ciò comporta un'assunzione di responsabilità e consapevolezza spesso legato a motivazioni che riguardano la propria identità e la propria storia.
Spesso viene realizzato dall’individuo stesso che così facendo rafforza il legame tra segno e sé, col desiderio di racchiudere in un’immagine la sua stessa vita .
Il piercing sembra essere più una modalità di esibizione e non è definitivo perchè si può mettere o togliere, il buco si può lasciare chiudere o riaprire. Questo consente ai giovani che lo indossano di giocare con una molteplicità di identificazioni possibili e dunque di cambiare continuamente.
 

Dott.ssa Maria Stefania Rao
Psicologo-psiconcologo
Spec. Psicoterapia psicoanalitica