La Relazione, la Cura e le Nuove Tecnologie

 

Sabato 20 febbraio 2016 un gruppo fra i più esperti Psicoanalisti d'Italia si è riunito presso il Monastero dei Benedettini di Catania, per una giornata di studio su "La Relazione, la Cura e le Nuove Tecnologie", organizzata dalla sezione italiana della European Federation for Psychoanalytic Psychotherapy. 

Tra i rappresentanti catanesi, la Dott.ssa Barbara Notarbartolo ed il Dott. Giuseppe Raniolo dell’Istituto Italiano di Psicoanalisi di Gruppo.

Dalla discussione è emerso il grande cambiamento epocale, che ha investito il modo di comunicare e di stabilire delle relazioni fra gli esseri umani. I nuovi mezzi di comunicazione offrono una maggiore possibilità di contatti, ma in questo "brodo digitale" dove le persone sono avvolte, si corre paradossalmente il rischio di sovraesposizione della propria immagine attraverso i social network ed insieme di isolamento, uno degli effetti determinati dalla dipendenza da internet.

La persona è attratta dalle molteplici ed infinite possibilità offerte dalla rete, che soddisfa quell’arcano desiderio di onnipotenza che pervade la mente dell’uomo da tempi molto remoti. Già Freud a questo proposito argomentava sul trattato Il Disagio delle Civiltà, di quanto l’uomo attraverso l’incivilimento ambisca a differenziarsi dagli altri esseri viventi per assurgere ad uno status divino. I pazienti riportano il piacere di navigare nella rete, dove tutto si può! Il social network offre la possibilità di un gran numero di contatti, sfidando le reali possibilità umane di intrattenere relazioni. Robin Dunbar nel 1998 teorizzò attraverso studi antropologici, che un essere umano ha la possibilità di intrattenere relazioni con un numero limitato di persone, cinque soggetti rappresentano coloro con cui intrattiene rapporti quotidiani e corrispondono con i suoi familiari, via via in gradi sempre più ampi, secondo Dunbar si è in grado di socializzare in tutto con non più di 150 soggetti. Mentre oggi sulla rete si trovano utenti con diverse centinaia o migliaia di contatti, chiamati impropriamente “amici”. Se i mi piace acquisiti attraverso la pubblicazione dei propri post, possono essere fonte di soddisfazione, la loro mancanza può causare un senso di frustazione. La divulgazione che non determina un ritorno con mi piace, da taluni pazienti viene addirittura ritenuta come un fallimento sociale. Per questo Il dott. Cruciani parla di una mutazione antropologica, in cui l’uomo, attraverso i diversi sistemi di comunicazione, ambisce alla sensazione di padroneggiare il mondo fino alla polverizzazione del proprio .

Il rapporto che le persone hanno con il proprio computer è tutt’altro che anaffettiva! Vi è un certo grado di proiezione dei propri desideri verso questa macchina, con la quale avviene una vera e propria identificazione: “Il mio computer è potentissimo! Io sono potentissimo!”, mentre il fallimento di una relazione virtuale svela il senso di fragilità di quelle persone che hanno trovato rifugio nel mezzo tecnologico. A volte sintomo di una forma di ritiro psicologico. Gli adolescenti nativi digitali trovano più facile rifugiarsi nel mondo virtuale, ricercando relazioni facilmente ottenibili e sostituirle con i loro vissuti dolorosi. Lo psicoterapeuta purtroppo si imbatte anche con l’inadeguatezza di alcuni genitori, i quali non conoscendo questi nuovi mezzi di comunicazione, rimangono basiti dalle possibilità che queste macchine offrono ai loro figli. In questi casi succede che alle macchine vengano affidati compiti educativi, ritenendole superiori a ciò che loro stessi potrebbero insegnare ai propri figli. La naturale trasmissione di esperienza, saggezza e sapere dalle generazioni passate a quelle future risulta completamente ribaltata, l’assenza di una guida espone l’adolescente ai rischi che il mondo nasconde, anche su internet.

Il dott. Giuseppe Raniolo è allarmato dall’evoluzione negativa delle rete. Esiste il deep internet: alcuni meccanismi mediatici attraverso i quali è possibile comprare armi, corpi o droghe, che ti arrivano comodamente a casa! In internet tutto è possibile, tutto è presente, ma qualcosa manca: manca l’autorità, manca l’autorevolezza su ciò che è rappresentato. E’ vero è possibile avere mille amici, o meglio contatti… Ma il desiderio non si nutre di oggetti bensì di relazioni!

Durante la Sezione Child & Adolescent, sono stati esaminati alcuni casi clinici che riguardavano ragazzi, molto compenetrati nel mondo virtuale e delle nuove tecnologie. Le sedute psicoterapiche erano invase da oggetti fantastici, personaggi sconosciuti al terapeuta. Il setting doveva dare spazio persino agli stessi aggeggi elettronici, che talvolta si animavano attraverso uno squillo, conclamando la loro presenza nella stanza d’analisi. In una prima fase tutto ciò si traduceva in una sensazione di fastidio per il terapeuta, che invano tentava con i mezzi classici di esplorare la mente del suo paziente, attendendo narrazioni riguardo la sua vita, il rapporto con i suoi genitori o altre figure a lui vicine… A poco, a poco il mondo virtuale però si faceva sempre più familiare per lo psicologo, i personaggi venivano caratterizzati attraverso l’ascolto empatico del paziente, così quegli stessi elementi, che prima rappresentavano un disturbo, adesso sono utili a capire le debolezze ed i meccanismi di difesa messi in opera dall’adolescente. I racconti virtuali, le storie fantastiche vengono analizzati alla stregua dei sogni, ciò ha rafforzato l’alleanza terapeutica e proseguendo con l’analisi il paziente porterà sensazioni ed emozioni provenienti dalla vita reale e financo alcuni sogni.

Commenti

Impressioni

Avendo partecipato al convegno, in generale ho avuto l'impressione di un latente conflitto (forse voluto) tra la vecchia e la nuova generazione, soprattutto per questioni tecniche. Le nuove generazioni sono naturalmente più portate ad accettare nuovi strumenti, inserendoli consapevolmente nel setting, anche perchè li sentono più familiari.
A presto. Francesco