Engrammi

Come fa la nostra mente ad immagazzinare i ricordi? Ad esempio l’immagine di un dipinto? Di certo non esegue una scannerizzazione, in effetti avviene solamente l’eccitazione dell’insieme dei neuroni che sono stati interessati al momento dell’osservazione ripetuta del quadro, neuroni anche distanti fra loro, appartenenti alle varie aree cerebrali. Tali insiemi vengono chiamati engrammi. Dunque ogni volta che noi riesumiamo un ricordo non facciamo altro che ricostruirlo ex novo, se si tratta di un immagine saranno interessati soprattutto i neuroni dell’area visiva, se di una scrittura l’area che si trova nell’emisfero temporale sinistro, insieme ad altri neuroni appartenenti all’area delle emozioni ad esempio. Si tratta solo della stimolazione di un circuito, tuttavia nel momento in cui il ricordo affiora non sempre l’engramma corrispondente è esattamente uguale a quello prodotto durante l’esperienza originale. Ciò è dovuto alle altre esperienze che nel frattempo quel soggetto ha vissuto, alle informazioni che ha appreso. Queste hanno determinato cambiamenti strutturali del cervello. Insomma quando il ricordo si riesuma il nostro cervello non ha la medesima struttura precedente e l’engramma che viene fuori è influenzato dai piccoli cambiamenti che nel tempo sono intervenuti, nonché dallo stato della mente in cui ci si trova nel presente. Il nostro cervello non immagazzina “cose reali”, ma probabilità di attivazione di determinati profili neurali. Nel tempo i legami che realizzano l’engramma dei nostri ricordi si affievoliscono, alcuni possono disattivarsi, per cui i nostri ricordi possono essere fallaci. Dobbiamo sempre tener presente che la nostra memoria non è perfetta e può fare cilecca, soprattutto per i ricordi più lontani nel tempo. L’uomo ha già superato questo problema allorchè è nata la scrittura, il disegno, la pittura, la fotografia, la registrazione sonora e video ed i moderni computer.