Essere Mindful in Teatro Terapia

“Essere coscienti della pienezza della nostra esperienza ci rende consapevoli del mondo interno della nostra mente”                  

                                                                                                                    Siegel D.J., 2009

 

 

Numerosi approcci psicologici ritengono che la consapevolezza sia uno fra i principali ingredienti dello star bene. Viviamo in un fare costante, senza che ci sia spazio per respirare o semplicemente essere ciò che desidereremmo essere realmente. Le nostre vite frenetiche ci danno poche opportunità per sintonizzarci con noi stessi e viviamo spesso relegati nel nostro stesso corpo, succubi di automatismi che finiscono per farci assaporare l’esilio da quel mondo della spontaneità a cui tutti originariamente siamo appartenuti.
Kaiser Greenland (2006) parla dell’essere mindful racchiudendo in questo termine la consapevolezza di percepire ciò che accade nel momento che accade, senza giudizi, al di là di reazioni valutative e idee preconcette delle nostre menti. 
Jon Kabat-Zinn (2003) definisce la mindfulness come “consapevolezza che emerge nel prestare attenzione in modo intenzionale, nel momento presente e in modo non giudicante, al dispiegarsi dell’esperienza momento per momento”.
Per potere raggiungere uno stato mindful risulta essenziale tenere in considerazione quanto la nostra mente abbia disimparato, anno dopo anno, l’arte dell’improvvisazione e della spontaneità.
Un proverbio Sufi recita:
Sorveglia i pensieri perché diventano parole,
 
le parole perché diventano azioni,
 
le azioni perché diventano abitudini,
 
le abitudini perché diventano carattere.
 
Al fine di non cadere in trappola, la nostra mente va costantemente ri-allenata all’esperienza del non giudizio. In teatroterapia il conduttore assume una parte attiva nell'aiutare il gruppo ad analizzare ed affrontare le dinamiche che in esso si creano, adottando strategie quanto più utili al fine di aumentare il senso di auto-efficacia e le competenze personali di ognuno.
Una parte consistente del rapporto tra conduttore e gruppo è legata alla psicoeducazione. Ognuno lavora in squadra. I ruoli, inizialmente da allenatore e da allenati, diventano poi da co-allenatori in cui alle competenze professionali del conduttore si affiancano le esperienze di vita di ogni partecipante. Per la riuscita della relazione e dell’intervento entrambi gli aspetti diventano indispensabili.
La psicoeducazione consiste nel trasferire al gruppo le conoscenze di base al fine di rendere ognuno competente e consapevole nei confronti degli automatismi prodotti dalla nostra mente. Mutuato dall’approccio cognitivo-comportamentale, spesso si ricorre al modello ABC, al fine di fare comprendere il meccanismo che esiste tra pensieri, emozioni e comportamento, stimolando in ognuno un atteggiamento mindful, esente da giudizio, ma consapevole delle trappole della propria mente. L'approccio generalmente si focalizza sul qui ed ora e si basa sulla possibilità che conduttore e gruppo sentano di possedere delle competenze comuni. Spesso il conduttore suggerisce letture e compiti a casa, al fine di stimolare la sperimentazione pratica personale.
Gli obiettivi della mindfulness sono pertanto:
  • stimolare la consapevolezza dei propri pensieri, delle proprie emozioni e delle motivazioni che spingono i nostri comportamenti;
  • apprendere a descrivere tutto ciò che si prova, imparando a non giudicare la nostra esperienza interiore ma ad accoglierla ed accettarla per quello che è;
     

sviluppare la capacità di restare in contatto con il proprio mondo interiore senza ricorrere a comportamenti dannosi o di fuga per mettere fine all’esperienza emotiva, non facendo altro che aumentare la sofferenza.