Anno I n° 2

Anno I n° 2

Il secondo numero del nostro giornale è stato realizzato grazie alla partecipazione di otto professionisti, alcuni Psicologi altri Medici Psicoterapeuti, uno Specialista Dermatologo ed una Insegnante di Yoga. Alcuni articoli sono stati curati dagli stessi sponsor. Questa collaborazione così variegata ha permesso di avere diversi stimoli culturali, ma anche informazioni utili ai lettori, leggi ad esempio l'intervista del Beauty Center di viale Vincenzo Giuffrida a Catania. Oppure l'articolo proposto da Sara Foti, insegnante di Yoga a Giarre e quello di Gabriella Puglisi del ristorante Haikù di Catania. Un ringraziamento va anche alle persone che hanno notato in edicola la rivista e l'hanno scelta.
Grazie a tutti voi!

Il Corpo e le sue Trasformazioni

E' il mio corpo che cambia, nella forma e nel colore è in trasformazione è una strana sensazione in un bagno di sudore…E' il mio corpo che cambia...e cambia...e cambia...e cambia...e cambia”, cantavano i Litfiba descrivendo le mutazioni corporee tipiche dell'atto sessuale; questi mutamenti spesso vengono vissuti inconsapevolmente, generalmente si presta più attenzione alle emozioni ed alle sensazioni ad essi legate. Il corpo invece è sempre in cambiamento da quando nasce fino alla morte, passando attraverso svariate tappe evolutive comuni a tutti ma mai uguali per tutti.

Ogni individuo infatti incarna un corpo particolare che pur simile non sarà mai uguale a  quello di nessun altro, come le impronte digitali, che già dal terzo mese della vita intrauterina ci distinguono l’uno dall’altro. Il corpo traccia i confini della nostra identità biologica, ma è anche il contenitore della nostra personalità che nasce e si struttura con la conoscenza che maturiamo attraverso di esso. Siamo soggetti ed oggetti, contenitore e contenuto, al tempo stesso e maturiamo tale consapevolezza nel rapporto con gli altri e nel nostro essere nel mondo.

Danzatrice

Pensiamo alla pelle, è la superficie del nostro corpo, ciò che anzitutto mostriamo agli altri. Sotto questo aspetto può rappresentare la nostra esteriorità fino a diventare un elemento di identificazione ad un gruppo (ad es. il colore della pelle). D'altra parte é un organo ricco di sfumature, il colorito, la trama, la brillantezza, la sua temperatura suscettibile di cambiamenti anche rapidi, e spesso può esprimere somaticamente diverse emozioni (arrossisco, ho le mani fredde ecc.). In questo senso in ogni patologia della pelle possiamo individuare quale messaggio il nostro inconscio vuole inviare al mondo circostante.

Il corpo rappresenta dunque il veicolo privilegiato della nostra entrata nel mondo, infatti il primo modo del bambino di "entrare" nel mondo dell’esperienza si avvale del corpo ed è solo abitando il corpo e coinvolgendolo effettivamente che è possibile conoscere il mondo e le sue leggi, non basta la sola conoscenza intellettuale.

Il ciclo vitale dell’essere umano si evolve per tappe, che a seconda dei vertici di lettura possiamo definire periodi di “crisi”, “transizione” o “crescita”.

Con il termine crisi si evidenziano i vissuti ed i sentimenti più difficili che possono manifestarsi in queste tappe; con il termine transizione invece vengono focalizzati gli aspetti maturativi che, grazie alle esperienze fatte dall’individuo, rappresentano i cambiamenti sostanziali rispetto allo stadio precedente. La definizione crescita contiene il concetto di perdita ma anche di acquisizione di nuove caratteristiche, di ristrutturazione dell’identità dell’individuo nella dimensione corporea, psicologica, mentale, sessuale e sociale.

Fin dall’inizio della vita la realtà viene esperita grazie ad un insieme di sensazioni corporee, e da un punto di vista evolutivo le percezioni fisiche, le immagini, gli stati emotivi e i movimenti del corpo precedono l’emergere del linguaggio verbale. Scrive Dolto: “L’immagine del corpo non è un dato anatomico innato come lo schema corporeo; l’essere umano la elabora nel corso della propria storia personale”. Con lo sviluppo del proprio schema corporeo (dall’esperienza dello specchio in poi), della propria unità fisico-emozionale e con lo sviluppo del linguaggio, l’essere umano si avvia verso il processo di costruzione dell’identità, attraverso le tappe evolutive di sviluppo psicosessuale, che si esprimono al massimo nella crisi puberale.

Già fin dall’infanzia  l’espressione del disagio emotivo e relazionale, così come la risposta a fattori stressanti di varia natura, passano frequentemente attraverso lo sviluppo di una sintomatologia incentrata su espressioni somatiche (dolori addominali o epigastrici, disturbi digestivi, rifiuto del cibo). Questa sintomatologia, che si esprime attraverso il corpo ed il comportamento del bambino, riguarda e coinvolge in realtà la relazione con il caregiver (generalmente la madre) e con le figure di riferimento, e può rappresentare un primo segno di una “cattiva” o difficile sintonizzazione e reciprocità all’interno di questa relazione e dalla quale dipenderà l’esito di tutte le successive tappe evolutive ed anche il modo con cui verranno affrontate le eventuali “ferite” del corpo.

I genitori, la famiglia allargata e la perpetrazione dei cosiddetti miti familiari, contribuiscono dunque a definire le credenze, le norme e dunque i comportamenti riguardo al corpo e all’alimentazione che vengono poi appresi dal bambino e che influenzeranno tutto il percorso di vita. Sappiamo che lo sviluppo femminile avviene per rottura: mestruazione, prima volta, gravidanza, parto e menopausa; mentre lo sviluppo maschile avviene per continuità: paura delle dimensioni, confronto col mondo dei pari, paura del funzionamento. Intorno ai dieci undici anni, considerando però che ogni persona ha i suoi tempi e i suoi ritmi di sviluppo, si esaurisce la fase di latenza ed inizia la pubertà. Iniziano i cambiamenti a livello corporeo: nelle ragazze iniziano le mestruazioni, si ingrossano il seno e i fianchi; nei ragazzi incomincia la produzione dello sperma; compaiono peli sul corpo; la voce si modifica; l’eccitabilità genitale è consistente. Sono cambiamenti fisiologici molto rapidi che comportano uno sconvolgimento psicologico che però, a differenza di quanto si pensava tradizionalmente, non comporta un cambiamento emotivo altrettanto rapido. L’adolescente contento del proprio corpo è un caso raro, generalmente le lamentele rispetto ai “difetti” sono consistenti e possono riguardare tutti i distretti corporei; diventano preoccupanti quando perdurano nel tempo e soprattutto si manifestano adesioni massicce a modelli stereotipati dettati dalle mode o da un ideale interno irraggiungibile.

Nell’adolescenza, e nella donna in menopausa, uno dei compiti difficili da affrontare è quello della separazione dall’immagine corporea precedente, rievocante inevitabilmente il distacco dalla madre (fase d’individuazione). Tale processo comporta una perdita irreversibile di parti prima inserite nel sé. Nell’adolescenza la pluralità di stimoli provenienti dal corpo, non più integrabile nell’immagine dell’individuo, è inserita in una prospettiva d’espansione, mentre nella donna la separazione si presenta più drammatica al momento della menopausa, perché la donna deve abbandonare l’immagine fisica nella quale si è riconosciuta per tutta la vita, che le è servita ad essere apprezzata e quindi ad avere una buona visione di sé.

La gravidanza rappresenta per la donna un’altra tappa evolutiva importante sia per quanto riguarda le trasformazioni fisiologiche che psicologiche. La gravidanza, il parto e l’allattamento risentono dell’esito delle precedenti tappe evolutive soprattutto riguardo al rapporto con la madre e le elaborazioni dell’adolescenza. Da ciò può dipendere il frequente riattivarsi durante la gravidanza e l’allattamento di sintomi legati al controllo alimentare e dell’immagine corporea, che provocano frequenti ricadute nei meccanismi di compenso, nella restrizione e, ancora più spesso, nello strenuo controllo del peso, volto a limitare le modificazioni corporee al minimo possibile (Rocco et al., 2005). Durante il percorso di vita della maggior parte degli esseri umani, oltre a queste inevitabili tappe evolutive può accadere che il corpo subisca ferite o perdite, o la mancanza di una funzione o più funzioni, ciò produce nell'individuo una importante modificazione dell'immagine di sè e dello schema corporeo. Questa “ferita” all'immagine di sè è generalmente associata ad un vissuto di angoscia e di dolore e, sul piano affettivo, equivale ad una vera e propria esperienza di lutto. Il sentimento di lutto, analogamente a qualsiasi altro lutto, se non elaborato, può precipitare la persona in uno stato di dolore e di depressione, anche di una certa gravità. Le evidenze scientifiche sugli effetti reciproci tra il corpo e la mente ci inducono dunque a riflettere sulla necessità di prenderci cura della nostra persona in senso globale, assumendo stili di vita sani sia per il corpo che per la mente.

Anche l’aspetto estetico è importante poiché viviamo in una società in cui la vanità non è più avvertita come una colpa, bensì come una qualità. Cercare di migliorare il proprio aspetto non ha nulla di patologico purché venga rispettata la nostra unicità. Sempre più spesso si assiste invece ad una omologazione somatica e ad una sorta di divieto ad invecchiare, col rischio che invece di diventare più belli si diventa solo più ridicoli. Mi chiedo come sarebbe andata ad Ulisse se avesse potuto cancellare la cicatrice grazie alla quale l'eroe poté dopo molti anni essere riconosciuto dalla nutrice al suo ritorno ad Itaca.

Il circolo virtuoso del benessere psicofisico passa attraverso l’accudimento del contenitore corpo e del suo contenuto e viceversa. ....(acquista l'intera rivista).

Immagine Corporea

 

I cambiamenti che con il passare degli anni si succedono nella nostra vita sono accompagnati da altrettante modificazioni del nostro corpo.

L'infanzia è caratterizzata da una maggiore dipendenza dalle figure di riferimento anche in relazione allo sviluppo del nostro Sé e della nostra mappa corporea. Successivamente diveniamo adolescenti e ciò è accompagnato dallo sviluppo dei tratti somatici sessuali. Superiamo l'età scolare e ci apprestiamo ad una vita dinamica nel mondo della formazione: abbiamo un corpo più maturo ed anche il nostro modo di percepirlo è cambiato.

Le ulteriori evoluzioni del nostro corpo sono parallele ad altrettanti adattamenti psichici, che se equilibrati ci permettono di godere del nostro presente. Diversamente la mancata accettazione del cambiamento può essere alla base di malesseri cronici. Molte persone attraverso la cura del loro corpo realizzano una buona alleanza con se stessi, ciò è alla base del raggiungimento di un'armonia mente/corpo. Esercizio fisico, massoterapia, fangoterapia, trattamenti estetici, sono tutti esempi di come ci si può coccolare per volersi bene e crescere euritmicamente.

CG Beauty Center Via Vincenzo Giuffrida n° 185 T 095/437850
 

Chiediamo ad un'esperta del settore estetico quali consigli possiamo dare ai lettori. La sig.ra Cristina Grasso da 5 anni, si occupa della cura del corpo presso il CG Beauty Center di via V. Giuffrida 185 a Catania e propone soluzioni estetiche classiche e d'avanguardia.
Cristina, che tipo di inestetismi corporei rileva più spesso? E quali trattamenti possiamo consigliare ad una persona che non è soddisfatto della propria immagine fisica?
Cristina: “Gli inestetismi che riscontro sono il sovrappeso con il conseguente accumulo di grasso, la cellulite, l'atonia muscolare, l'atonia epidermica e le smagliature. Ai clienti consiglio sempre di affiancare ai trattamenti estetici un corretto regime alimentare e l'attività fisica. Nel nostro Istituto pratichiamo tutti i trattamenti corpo che aiutano il drenaggio, la depurazione, la riattivazione e tonificazione dei tessuti: fangoterapia, presso-terapia, elettrostimolazione, radiofrequenza ed ultrasuoni. Questi trattamenti sono accompagnati dall'immancabile massaggio manuale, che oltre a favorire l'attività drenante, riattivante, decontratturante e stimolante a livello intestinale, svolge un ruolo molto importante sulla psiche. Ovviamente è importante che i percorsi vengano personalizzati, poiché bisogna sempre valutare i fattori scatenanti dell'inestetismo”.
Alcuni ragazzi hanno il problema dei brufoli, ci sono soluzioni?
Cristina
: “Innanzi tutto è opportuno che questi giovani siano visitati dal dermatologo. Nel nostro istituto possiamo fornire servizi mirati: quali pulizia del viso, che aiuta la pelle a liberarsi dai comedoni (ad es. i punti neri) affiancati a trattamenti cosmetologici, i quali grazie alla ricchezza dei principi attivi, aiutano a disinfiammare e depurare la pelle del viso oltre che a riequilibrare la secrezione delle ghiandole sebacee. Un consiglio importante da dare ai ragazzi è quello di curare bene a casa l'igiene del viso, con prodotti specifici che vanno a detergere e idratare senza aggredire la pelle, rispettando la propria fisiologia”.
E per i brufoli negli adulti?
Cristina
: “Negli adulti i brufoli possono derivare da disturbi ormonali, per cui è opportuna una visita specialistica dall'endocrinologo. Successivamente possiamo affiancare i trattamenti estetici”.
Che cos'è la micro pigmentazione?
Cristina
: “Si tratta di un tatuaggio semipermanente che ha lo scopo di ridefinire alcune zone particolari del viso, come il contorno delle labbra e dell'attaccatura delle ciglia. Può essere utile anche a modificare la forma e l'infoltimento delle sopracciglia”.
Che durata ha?
Cristina
: “E' soggettivo perché dipende dal tipo di pelle: da un minimo di un anno fino ad un massimo di due".

 

Cellulite Estetica

E' una patologia del sottocute: pannicolopatia edemato-fibro-sclerotica, è causata da un'alterazione del microcircolo dipendente da talune patologie.  Può essere favorita da alcuni ormoni (estrogeni), farmaci, cattiva alimentazione, sovrappeso e sedentarietà, da pressione sulla cute a causa di cattive posizioni (gambe accavallate), abiti stretti o uso eccessivo dei tacchi alti, dallo stress e dal fumo di sigaretta.
La prevenzione è basata su un'alimentazione ricca di frutta e verdura ed uno stile di vita salubre che predilige lo sport e fa a meno di fumo ed alcool. La terapia si avvale delle cure estetiche della pelle.

Il Respiro è Vita

La Fiducia nella Vita si esprime con la piena Fiducia nel proprio Respiro: Regolare la respirazione è un modo per interrompere SHAVASA-PRASHAVASA (yoga sutra I,31) i quali rappresentano uno dei principali sintomi d'instabilità della mente; e possiamo cosi ristabilire nell'individuo la coscienza di essere unitario e ritrovare benessere, tranquillità interiore e migliore la qualità della propria vita. Attraverso la pratica dello yoga impariamo a modificare il nostro modo di respirare, che da automatico diviene consapevole; la Respirazione rappresenta l'unica funzione autonoma del nostro organismo su cui possiamo intervenire direttamente e volontariamente, influenzando la funzione del sistema nervoso centrale.

Il Respiro è la chiave che ci permette di entrare a contatto con l'essenza del nostro Essere ed elevare il grado di consapevolezza psicologica. Un ruolo importantissimo nel processo respiratorio è dato dal muscolo del diaframma, la cui funzionalità e mobilità viene ripristinata attraverso la respirazione addominale-diaframmatica. Muscolo molto speciale, il diaframma, è legato alle nostre emozioni, tanto da essere soprannominato dagli antichi saggi “secondo cuore” o “sede dell'anima”. Risulta essere facilmente minacciabile dall'ansia, dal dispiacere e dal nervosismo. A lungo andare questo particolare “risuonatore emotivo” tende ad irrigidirsi creando disagi in tutta l'area coinvolta:  Cuore, Organi Intestinali, tratto Cervicale; tensioni che nel tempo generano blocchi nello scorrere dell'energia vitale. ASANA, PRANAYAMA ed altre tecniche di rilassamento sono volte a stimolare la funzione del sistema nervoso parasimpatico producendo come effetti: il rallentamento del battito cardiaco, una diminuzione della pressione sanguigna ed una respirazione profonda e regolare; Il tutto si traduce in una condizione di CALMA, contrastando inoltre l'eccessivo funzionamento del sistema nervoso parasimpatico.
Lo Yoga offre la possibilità,  a tutti i livelli, di ritrovare quello stato di armonia e riportare cosi l'individuo ad uno stato di Pienezza e di Equilibrio.                
                                                                                                                                                    OM  SHANTI
                                                                                                                                        Sara Foti - Insegnante di Yoga

Succede a Scuola: Il Dramma di Marco.

Vi racconto la storia di un bambino che ogni mattina piangeva quando doveva andare a scuola. Marco appena si svegliava cominciava a lamentarsi: “non voglio andare a scuola perché mi prendono in giro! La maestra mi dice sempre che non voglio impegnarmi! Matteo mi prende le matite e allora io lo picchio…”. La mamma era molto preoccupata perché il suo bambino sempre stato allegro e socievole, le maestre la chiamavano in continuazione per dirle che il bambino  picchiava i compagni di classe, non stava fermo, faceva il buffone. Tutte le mattine la mamma gli raccomandava di stare attento e ascoltare le maestre e, in verità, ormai neanche lei andava volentieri a scuola per sentirsi elencare le malefatte del figlio. Uno psicologo aveva affermato che il bambino non voleva crescere, che si trovava bene alla materna, era questo il suo modo di opporsi al cambiamento. A casa si rifiutava di leggere e scrivere. La mamma doveva ricorrere a ricatti, promesse e suppliche per fargli fare i compiti ed alla fine li faceva lei. Alla fine venne etichettato come bambino difficile. Persistendo il problema andarono da un altro psicologo il quale disse che il loro figlio era dislessico, finalmente incominciò un trattamento da un esperto che lo aiutava due o tre volte la settimana. Dopo un anno Marco era notevolmente migliorato e riusciva a stare in classe. Questa è una storia vera come mille altre.
DISLESSIA
La dislessia è un disturbo specifico dell'apprendimento (DSA) che ostacola il normale processo di decodifica dei segni grafici.
I bambini con dislessia fanno molta fatica a leggere perché non riescono a discriminare bene i grafemi (cioè le lettere), che ai loro occhi sono confusi. Questo problema è molto più diffuso di quello che si pensa. Il 3-4% della popolazione scolastica ha difficoltà di apprendimento di letto-scrittura; ciò vuol dire che in una classe di 25 bambini uno è dislessico.
La dislessia è una disabilità dell'apprendimento di origine neurobiologica. Questa difficoltà deriva da un deficit della componente fonologica del linguaggio, con conseguenze secondarie che riguardano la comprensione della lettura, scarsa abilità nella scrittura, difficoltà in matematica e difficoltà ortografiche. Inoltre la ridotta pratica della lettura può impedire la crescita del vocabolario e la conoscenza in generale. Imparare a leggere richiede una specifica dotazione, che è quella del riconoscimento visivo e dell'analisi della parola. I bambini dopo un breve periodo di apprendimento automatizzano tale processo.
Nei bambini dislessici tale processo non diventa automatico, in quanto tutte le volte che leggono le parole non rimangono in memoria ma si perdono, per tale motivo fanno una gran fatica a leggere, manca il riconoscimento visivo. E' importante far presente che tale disturbo non influisce sulle altre abilità cognitive, quindi sono bambini intelligenti. La diagnosi precoce è molto importante per evitare ai piccoli notevoli frustrazioni e sensi di colpa. Fin dall'ultimo anno di scuola materna si può fare una valutazione sui prerequisiti dell'abilità di lettura e di scrittura e se il caso fare un intervento per rafforzare tali competenze, solo in seconda o terza elementare fare una vera e propria diagnosi di dislessia.
Molto spesso succede che i bambini del 1° e 2° ciclo non vengono capiti e inizia per loro un cammino veramente difficile che toglie spensieratezza ed allegria. I bambini diventano difficili e rabbiosi, gli insegnanti ed i parenti non riescono più a contenerli. Di fronte a tale situazione, i genitori pronunciano frasi come queste: “sei pigro”, “devi impegnarti di più”, “sei sempre il solito…”. Da parte loro, i bambini, non riescono a capire bene cosa succede in quanto il loro impegno è notevole e molto faticoso rispetto agli altri e non si sanno spiegare il perché di tutto questo, alla fine si sentiranno demotivati, sfiduciati e depressi. Se la dislessia non viene capita in tempo il loro cammino sarà tracciato da un continuo fallimento e sentimenti di frustrazioni, con una tendenza all'abbandono scolastico. Quindi è importante intervenire attraverso un percorso riabilitativo che migliori il processo di letto-scrittura con esercizi specifici, modifichi il metodo di studio con nuove strategie che miglioreranno il suo senso di efficacia e la sua motivazione, che sono alla base degli apprendimenti. Senso di efficacia e motivazione personale sono due elementi fondamentali che favoriscono l'autostima e la voglia di apprendere con conseguenze sia sul piano comportamentale, sociale ed affettivo.
E' fondamentale che la scuola collabori con i genitori in questo percorso aiutando i bambini a migliorare le loro capacità di apprendimento. Gli insegnanti in classe potrebbero mettere in atto alcuni accorgimenti: trovare le giuste strategie che migliorino l'attenzione e la persistenza sul compito (mappe concettuali, tavole di memoria, sessioni di studio brevi), incrementare le capacità di problem-solving, migliorare i rapporti interpersonali (apprendimento cooperativo), l'utilizzo del computer e della calcolatrice. I genitori dovranno aiutare i loro figli attraverso la riabilitazione per migliorare le capacità di lettura e scrittura, chiedendo l'aiuto di un esperto su i DSA.
I bambini dislessici hanno diritto ad apprendere come gli altri, non sono diversi o incapaci o poco intelligenti apprendono solo in modo differente, ognuno utilizzando le proprie risorse e capacità.

La Legge: Un Riconoscimento Storico

Un milione e mezzo d'italiani,  di cui circa 350 mila bambini e ragazzi, sono affetti da dislessia. Grazie ad alcuni genitori ed alla raccolta di 4.000 firme la Commissione Cultura del Senato ha approvato il 29 settembre 2010 in via definitiva la prima legge che identifica ufficialmente la dislessia come uno specifico problema di apprendimento. E' stato riconosciuto che una diagnosi precoce ed una specifica preparazione degli insegnanti consentiranno un intervento mirato per migliorare l'apprendimento scolastico dei ragazzi, consentendo loro di vivere serenamente la quotidianità.  Al fine di preparare gli educatori istituzionali e di far loro acquisire “la competenza per individuare precocemente i segnali di disturbo” sono stati stanziati complessivamente 2.000.000 di euro per il 2010 e il 2011. La diagnosi dovrà essere effettuata nell'ambito dei trattamenti specialistici già assicurati dal SSN e sarà comunicata dalla famiglia alla scuola di appartenenza dello studente.

Dislessia: Indagine Epidemiologica in una Scuola Elementare di Palermo

A Palermo il Dott. A Spataro (Pediatra) e lo Psicopedagogista I. Mirabile hanno condotto uno studio sugli alunni di III e IV elementare della scuola “Montegrappa” di Palermo. A tutti i bambini in cui le maestre ravvisavano difficoltà di lettura o scrittura veniva somministrato un test di lettura ed un test di scrittura, reclutando così da un campione di 276 alunni, 25 bambini.
I 25 bambini sono stati in seguito esaminati da parte dei due specialisti per i fattori di rischio per la patologia (biologico, sociale) ed è stata eseguita una valutazione dello sviluppo cognitivo secondo Piaget. E’ stata valutata la presenza di deficit motori, visivi ed uditivi. E' stato studiato lo sviluppo linguistico attraverso prove di decodificazione e codificazione fonologica,  semantica e sintattica per escludere un disturbo primario del linguaggio parlato. Sono state somministrate in seguito delle prove strumentali dell'analizzatore visivo (prova di Head mano-occhio-orecchio e copia della figura di Rey) e dell'analizzatore uditivo (analisi e fusione di suoni e memorie di cifre) che, quando devianti hanno confermato la presenza di un disturbo primario della lettura e/o della scrittura.
RISULTATI
Dei 25 bambini studiati 9 di essi, ovvero il 3,26 % del totale, presentavano difficoltà della lettoscrittura di tipo dislessico, ma non avevano deficit cognitivo, motorio, uditivo e visivo; lo sviluppo linguistico è risultato normale, mentre le prove strumentali dell'analizzatore visivo e uditivo sono state devianti, confermando la presenza di un disturbo primario della lettoscrittura. In tutti i bambini dislessici erano presenti dei fattori di rischio, soprattutto rischio biologico, rischio psicosociale familiare, disordine pedagogico e basso livello di scolarità della madre.
CONCLUSIONI
I due ricercatori hanno indicato la Pediatria di famiglia e la Scuola come principali "fattori di protezione dell'infanzia". Tra queste due istituzioni è necessaria una stretta collaborazione per venire incontro ai bisogni del bambino inserito nel suo contesto familiare, scolastico e sociale. L’obiettivo è infine quello di coinvolgere i Neuropsichiatri infantili, i Psicologi e quanti si occupano di Neuropsicologia dell’Apprendimento.
 

A. Spataro, I. Mirabile. DISLESSIA: INDAGINE EPIDEMIOLOGICA IN UNA SCUOLA ELEMENTARE DI PALERMO. Medico e Bambino pagine elettroniche 2001; 4(7) http://www.medicoebambino.com/?id=RI0107_10.html

Il Lutto e la sua Evoluzione

Il Lutto può essere equiparato ad una depressione parafisiologica reattiva alla perdita di una persona cara che, traumaticamente, fa vacillare la stabilità dei rapporti con il mondo esterno ma in specie con quello interno. Connotata da profondo e doloroso scoramento, disinteresse per il mondo esterno, inibizione dell'attività, perdita della capacità d'amare, negazione della perdita, sentimenti di rabbia, disperazione, e limitata nel tempo (3-6 mesi), essa si estingue allorché le persone colpite, dopo una fase di elaborazione o “lavoro del lutto” (Freud: Lutto e Melanconia, 1915), riescono a reinvestire affettivamente su nuovi oggetti d'amore e d'interesse.
In alcuni casi però il lavoro del lutto fallisce, manca il riadattamento, ed allora la reazione luttuosa si prolunga in disagi o disturbi psichici più seri tra i quali il lutto patologico, assimilabile stavolta ad un vero e proprio stato depressivo o depressione maggiore, e la sindrome disadattiva appaiono più significativi.
 
COMPLICANZE
Depressione Maggiore, appartiene alla categoria dei disturbi dell'umore o affettivi ed è essenzialmente caratterizzata da:
 
1) Alterazioni del tono umorale in cui dominano la tristezza, la perdita dello slancio vitale, il senso dell'inutilità della vita e i sentimenti di catastrofe. Insomma un vero e proprio “dolore morale” riferito come peggiore del dolore fisico. Le persone depresse non trovando più le usuali risorse emotive interne sufficienti a far provar loro piacere, perdono interesse verso la vita, avvertono la dolorosa presenza di un inspiegabile distacco affettivo, di una inerte indifferenza anche rispetto alle persone più care quali figli, genitori, coniugi, ecc. La dissoluzione dell'universo sentimentale inoltre può esitare in idee di autosvalutazione, disistima, colpa, indegnità.
 
2) Alterazioni neurovegetative di tipo sessuale (riduzione della libido, irregolarità del ciclo mestruale), alimentare (riduzione dell'appetito con perdita di peso fino a veri stati di malnutrizione), del sonno (nei depressi, l'insonnia può essere “con risveglio precoce” connotata cioè da normale addormentamento di breve durata o “di inizio” per cui è difficile o impossibile iniziare il sonno).
 
3) Alterazioni psicomotorie, connotate da rallentamento psicomotorio oggettivabile dalla mimica e gestualità molto rallentati, dal tono basso e monocorde della voce, dalla maggior latenza delle risposte quasi sempre frammentate o monosillabiche. Le persone riferiscono di pensare “a rallentatore”, di avere la mente vuota, di non ricordare i fatti o rievocare eventi o discorsi. Esse inoltre smarriscono l'iniziativa, sono pessimisti rispetto al futuro. L'abbassamento del tono energetico psico-fisico fa sì che ogni atto, anche il più semplice, richiede un enorme sforzo, una immane fatica.
 
Tali vissuti possono evolvere in due direzioni, una positiva caratterizzata dall'intervento della coscienza riflessiva che frappone un argine alla marea depressiva per poi incapsularne le conseguenze negative e secondariamente avviare una controreazione; una negativa connotata dal fallimento di questa operazione con susseguente scivolamento verso una prigione psichica priva di spiragli, da cui emerge, nei casi più gravi, come unica idea liberatoria quella di procurarsi la morte in qualsiasi modo e ad ogni costo. Infine se la depressione viene complicata da idee deliranti di rovina, queste persone prima di suicidarsi possono sopprimere i propri cari, specialmente i bambini piccoli per “liberarli” da una vita percepita ormai come  pervasa da miseria e disperazione.

Sindrome disadattiva. In una situazione meno sfavorevole invece il lutto può evolvere verso un altro disturbo affettivo: la sindrome di disadattamento misto con sintomi  ansiosi e depressivi, che però stavolta va messa in rapporto causale ma indiretto con l'evento traumatico, nel senso che la sofferenza appare correlabile ai cambiamenti esterni,  ambientali,  conseguenti alla perdita luttuosa.

TRATTAMENTO
La maggioranza delle persone è dotata di fisiologiche difese e risorse psicologiche adatte all'elaborazione del lutto, pertanto in questo caso non è necessaria alcuna terapia. Chi invece sviluppa un lutto patologico può avvalersi di un approccio terapeutico esclusivamente farmacologico o di un'intervento psicoterapeutico, sopratutto di tipo psicodinamico. Sulla base di una più moderna visione della problematica, il migliore metodo curativo è rappresentato dal parallelo intervento  psicoterapico e psicofarmacologico.

Cute e Psiche

Deliri cutanei
Nella pratica clinica quotidiana capita spesso di imbattersi in pazienti che lamentano sintomi che non corrispondono a patologie organiche note.  Non è raro avere a che fare con soggetti “difficili” che riferiscono di avere sulla pelle insetti che camminano causando prurito fastidiosissimo e talvolta si presentano in ambulatorio con reperti avvolti in tovaglioli di carta, asserendo che si tratta di insetti che hanno prelevato dalla propria superficie cutanea.

Questi pazienti sono molto disturbati dal proprio malessere e spesso rifiutano la tranquillizzante diagnosi del dermatologo, il quale prova a convincerli che non hanno nessuna parassitosi cutanea, in quanto obiettivamente i sintomi che lamentano sono frutto della propria immaginazione. Quando viene oggettivamente esclusa una patologia dermatologica è utile consigliare una visita psicologica o psichiatrica. Ma nonostante questa indicazione spesso i pazienti, certi di essere affetti da qualche patologia, negano la professionalità del medico e si rivolgono ad un altro dermatologo.

In taluni casi tuttavia l'illusione di parassitosi segue ad una vera parassitosi, ad esempio soggetti che sono stati affetti da scabbia, dopo essere stati trattati e guariti da tale patologia, per parecchio tempo possono lamentare prurito su base psicogena.

Alcuni soggetti riferiscono una sintomatologia soggettiva dolorosa localizzata nelle sedi più inconsuete. Tale è il caso della glossodinia, sensazione dolorifica riferita alla lingua, senza alcun segno clinico di dermatosi in questa sede. Altro sintomo frequentemente riferito è la tricodinia cioè sensazione dolorifica localizzata al cuoio capelluto, la vulvodinia sensazione di prurito e bruciore localizzata alla vulva senza alcun segno clinico rilevabile.

Patomimie
Capita di osservare in taluni casi lesioni della superficie cutanea che nulla hanno a che vedere con i quadri clinici classici della letteratura dermatologica, trattasi di quadri clinici simulati dai pazienti con lesioni auto provocate talvolta anche di notevole gravità. L'anamnesi in questi casi rileva una personalità depressa, che lamenta incomprensione e trascuratezza da parte degli altri, da cui nasce il bisogno di avere su di sé l'attenzione dei familiari o di altre figure. In questo il dermatologo è chiamato a porre l'attenzione sulla sfera psichica del soggetto, tali casi vengono classificati come patomimie.

Nel quadro delle patomimie si possono osservare lesioni cutanee per applicazione di sostanze caustiche sulla cute, escoriazioni, porpore ed ecchimosi (ematomi), ispessimenti cutanei con pigmentazione (neurodermiti), non rare sono le alopecie (calvizie) traumatiche per tics nervosi (tricotillomania), le cheiliti (ispessimento ed indurimento di parti cutanee) da leccamento, le alterazioni delle unghie per onicofagia o per microtraumi ripetuti che ledono le lamine ungueali cui il paziente sfoga la sua ansia.

Cheilite  Psoriasi

                     Cheilite della mano                                                   Psoriasi

Psicosomatica della pelle
Accanto a questi quadri clinici, espressione di una vera patologia psichiatrica che possono celare una depressione maggiore, vi sono molte dermatosi che non sono dovute a fobie del soggetto, ma comunque risentono nel loro manifestarsi dello stato psichico dell'individuo. Tale è il caso classico della psoriasi che nelle sue poussee evolutive (ricadute) risente molto dei fattori stressanti. Lo stesso dicasi per la rosacea, una lesione eritematosa localizzata al naso e agli zigomi, intimamente connessa con lo stato emotivo delle pazienti che ne sono affette.

Le alopecie (calvizie) sono anch'esse un capitolo della patologia dermatologica e risentono dell'influenza della psiche,  sia in caso di vera caduta di capelli per i più svariati motivi che in caso di soggetti ansiosi che interpretano come patologico il normale turnover dei capelli.

Per fare una sintesi queste sono le dermatosi più diffuse nella popolazione generale:

l'acne, la rosacea, gli eczemi su base costituzionale e la psoriasi.

Queste patologie risentono nella loro manifestazione ed evoluzione dello stato psichico del soggetto e esse stesse sono causa di ulteriore disagio. Il soggetto attraverso la manifestazione psicosomatica della malattia riesce a spostare la sua attenzione dai problemi esistenziali che  lo affliggono alla malattia dermatologica. Ciò da un lato solleva l'individuo dalla necessità di affrontare i problemi che riguardano la propria vita mentre viene delegato al medico il compito di trovare una soluzione al problema,  che di fatto è divenuto dermatologico. In questi casi la terapia medica è utile a lenire le lesioni cutanee, mentre l'intervento dello psicoterapeuta riporta il paziente a riflettere sulle vere cause, in quanto solo prendendo coscienza dei propri problemi può riuscire a risolverli.

Le Emozioni, un Mondo Infinito!

Le emozioni non hanno un luogo definito nella nostra mente e/o nel corpo, perché, secondo il contributo di Matte Blanco (uno psicoanalista cileno contemporaneo), sono un insieme infinito, multidimensionale e per essere comunicate, per dar loro un senso hanno bisogno di un sistema della mente in grado di formarle, definirle, rappresentarle e dunque conoscerle.
Per far questo si è da sempre cercato di collocarle da qualche parte nel cuore o nel cervello, nell'espressione del viso, nello sguardo, nei sogni o nell'arte. Si sono utilizzate e si utilizzano, cioè, quelle modalità della mente atte a rappresentare e manifestare le emozioni, che in quanto infinite, possono essere solo vissute e per conoscerle vanno trasformate in rappresentazioni con un inizio, una fine e un nome.
Questo perché l'universo emotivo è un universo amorfo, atemporale, aspaziale, all'interno del quale tutto è confuso e poco chiaro. Quando si guarda il cielo tutto sembra uguale da qualsiasi parte del mondo lo si guarda: appare senza forma e senza tempo, ma se si lascia libero il pensiero ci si accorge che lentamente quelle stelle prendono forma, diventano costellazioni, “forme” descrivibili, comunicabili e sensate.
Per rendere ancora più vicino alla vita di ogni giorno il concetto appena espresso, basta pensare a quando si è innamorati, a quell'esperienza che ha a che fare con qualcosa di infinito e irrazionale: l'uno e l'altra sono fusi insieme. La morte e la vita, il tempo e lo spazio assumono significati differenti:  “Mi fai morire” si dice al proprio innamorato; “l'amore è forte come la morte” si legge su un famoso passo del Cantico dei Cantici ed ancora “non ti vedo da una vita”,  “tocco il cielo con un dito”. Il tempo si annulla: se pensiamo a un evento bello o brutto vissuto in un certo tempo e luogo del passato è sufficiente tornare in quei luoghi per rivivere quelle identiche emozioni.
Quando si è innamorati tutto ciò che fino allora era stato importante sembra non esserlo più, ma poi piano, piano la mente comincia a differenziare, a distinguere, a dare senso all'esperienza vissuta sognandola e raccontandola. Se così non fosse si rimarrebbe travolti e ci si perderebbe nell'infinito. Grazie all'interazione e all'interscambio tra il vissuto infinito e travolgente e la capacità di differenziare e collegare del pensiero, l'esperienza emotiva è resa comunicabile e narrabile: la mente trasforma il vissuto in qualcosa di finito e manifesto.
 
Ciò diventa ancora più chiaro se si pensa a quando, spontaneamente senza domandarsi il perché, si chiede a un bambino “quanto la vuoi bene la mamma?” e lui, altrettanto spontaneamente, risponde “tanto, tanto!” allargando più che può le braccia. L'operazione che fa il bambino è quella di rappresentare un affetto indescrivibile, ed è quello che si continua a fare da adulti con le metafore, le favole, i sogni, che per gli artisti diventano poesie, quadri, canzoni, sculture, romanzi, film.
Ho basato lo scritto sull'amore, ma la stessa cosa vale per ogni emozione.

L'Essenziale è Invisibile agli Occhi

L'importanza dell'alimentazione per un buon equilibrio psicofisico è basilare e mai abbastanza evidenziato. L'impoverimento e avvelenamento graduale e costante che l'industria alimentare perpetra alle pietanze che arrivano alle nostre tavole ha come conseguenza principale l’alterazione delle nostre emozioni e del nostro umore. Ad esempio la raffinazione dei cereali sottrae importanti sostanze nutritive come minerali e vitamine la cui carenza è associata ad alterazioni dell'umore. 

HAIKU' - Ristorante Biologico a Catania

Nel 2007 il dott Kaplan BJ, Pediatra canadese presso l'Università di Calgary ha eseguito uno studio sulla letteratura degli ultimi 100 anni riguardante l'influenza sullo stato dell'umore di molti nutrienti contenuti nei vegetali: vitamine B, C, D, ed E; minerali come calcio, cromo, ferro, magnesio, zinco e selenio. Gli autori hanno trovato che i soggetti che presentavano deficit nutrizionali importanti soffrivano più frequentemente di depressione o altri disturbi dell'umore. Questo studio offre una possibile spiegazione del miglioramento di alcuni sintomi mentali nelle persone che seguono un'alimentazione più ricca di tali micronutrienti.
Vitamine e minerali contenuti in molti prodotti biologici sono fondamentali per un normale metabolismo energetico. Questo è quanto emerge dallo studio del Dott. Huskisson E. del King Edward VII Hospital di Londra. Egli ha trovato alcune categorie di persone a rischio di deficienze alimentari causate da  una cattiva alimentazione,  ovvero giovani adulti soprattutto donne, anziani e donne in gravidanza. Spesso si tratta di persone con uno stile di vita esigente,  fisicamente attive che hanno abitudini dietetiche poco variabili e povere di verdure,  frutta e cereali. Ciò causa un deficit di micronutrienti che è alla base di stati di affaticamento, stanchezza e bassi livelli di energia, in assenza di altre possibili cause sottostanti.

Migliorare il nostro stato di benessere attraverso l'alimentazione si può, privilegiando nella nostra dieta i cereali integrali (riso, farro, avena, orzo, mais e miglio), tutti preziosissimi e trascurati, le verdure di stagione, i legumi, la frutta fresca e secca.

Una sana alimentazione deriva da colture biologiche che preservano la naturale crescita delle piante ed evitano l’uso di pesticidi e altri agenti chimici pericolosi per la salute.  Mettere insieme un menù gentile, sempre diverso,  pieno di aromi,  colori ed energia vitale, è un primo passo semplice ma utilissimo per riavvicinarsi alla propria luce interiore e consentirle di riverberare all'esterno, nella nostra vita e nelle nostre relazioni.

Vitamins, minerals, and mood. Kaplan BJ, Crawford SG, Field CJ, Simpson JS. Psychol Bull. 2007 Sep;133(5):747-60. Review.

The role of vitamins and minerals in energy metabolism and well-being.  Huskisson E, Maggini S, Ruf M. King Edward VII Hospital, London, UK. J Int Med Res. 2007 May-Jun;35(3):277-89.

Pesticidi nel Piatto 2010. Dossier Lega Ambiente.  a cura di Daniela Sciarra, Rosa Padrevita.

Il Narcisismo

 “Il termine narcisismo fu adottato da Paul Nacke nel 1889 per descrivere l'atteggiamento di chi tratta il proprio corpo allo stesso modo con cui viene di solito trattato il corpo di un oggetto sessuale, per cui se lo contempla, se lo liscia, se lo accarezza finché queste manovre non gli procurano un soddisfacimento completo”. Inizia così Introduzione al narcisismo (Freud 1914) la cui stesura era avvenuta non senza difficoltà, in quanto sovvertì profondamente la teoria delle pulsioni che aveva rappresentato l'asse portante della psicoanalisi ed era stato una sorta di resa dei conti di Freud nei confronti di Adler ma soprattutto di Jung, che avevano tolto alla libido il suo carattere sessuale e proposto la concezione di un'energia psichica indifferenziata.
Freud sentì così l'esigenza di avvalorare gli aspetti più impopolari che la sua teoria delle pulsioni metteva in evidenza: l'innamoramento per la propria immagine non era un fenomeno accidentale e sporadico, né dovuto ad una condizione omosessuale, come a quel tempo si supponeva, ma rappresentava un necessario stadio evolutivo. Il destino, la qualità delle nostre future scelte d'amore dipenderanno da come declineremo la nostra dimensione narcisistica. Il nostro interesse per gli altri deriva soltanto dal tentativo di ritrovare quel sentimento, assoluto, narcisistico del sé.
E' un muoversi, dunque, in un precario equilibrio tra la partecipazione alla vita e la regressione in uno stadio di pre-vita. La teoria del narcisismo elaborata da Freud smontava quindi, la poetica e ideale immagine dell'amore. Il narciso era tra noi. Con la sua Introduzione al narcisismo Freud si stava preparando ad analizzare questa singolare tragedia: noi esseri umani di tutte le età utilizziamo per vivere, amare e difenderci unicamente la nostra libido, dirigendola o sul nostro stesso Io o su oggetti che di volta in volta ci appaiono degni di nota.
E' questo meccanismo di investimento narcisistico a generare angoscia, interesse, curiosità, vita e morte. L'essere umano, quando nasce, è totalmente in balia dell'ambiente. In pratica sa solo respirare. Sopravvive e poi vive solo perché viene soccorso, aiutato, stimolato, amato. Come scrisse Freud, in un certo senso la psicologia sociale precede quella individuale. Le relazioni umane sono necessarie per la vita.
Il problema di ciascuno alla nascita è quello di diventare un essere staccato da tutti gli altri, dotato di un certo grado di autonomia, capace di cercare e provare piacere, di riconoscere la realtà e di modificarla o di adattarvisi a seconda delle circostanze. In poche parole: la 'miseria' del neonato, la sua necessità di tutto, si scontra con l'altra necessità, quella progressiva, che lo porta verso l'autonomia. Di fronte agli stimoli provenienti dall'interno (ad esempio la fame), che disturbano la quiete e chiedono di essere eliminati, il neonato reagisce considerandoli esterni a sé e considerando viceversa il “sé” lo stato di appagamento piacevole e pacifico che consegue all'eliminazione dello stimolo, ad esempio nutrirsi dietro lo stimolo della fame. Questa condizione di narcisismo primario non corrisponde alla realtà ma è utile.
Se il neonato avesse un precocissimo giudizio sulla realtà, verosimilmente si sentirebbe disperato e drammaticamente in balia degli altri, mentre il “sentirsi” capace di provare soddisfazione e l'illudersi che ciò sia conseguente ad una propria potenza gli consente di guardare con fiducia ai numerosissimi compiti che la vita gli chiede. Il passaggio dal narcisismo primario a quello secondario è determinato dal fallimento del primo ed esprime un tentativo di ricostruire delle condizioni interiori, psichiche di piacevolezza, di autoconservazione e di sicurezza, che quello primario illusoriamente garantiva.
Il passaggio implica la costituzione di un oggetto d'amore interno e dunque di una parte di sé da amare. Il sogno della completezza narcisistica è compromesso alla radice, anche se l'amore di sé (dunque verso l'io) tende a percepire l'oggetto come una totalità. L'illusione di potersi dare soddisfazione da sé cede di fronte all'immancabile esperienza dell'attesa: per sua fortuna la madre non è sempre perfetta. Se lo fosse non lo obbligherebbe a superare quella condizione di narcisismo primario che per quanto piacevole è pur sempre irrealistico.
Ma come fa la madre a far uscire il bambino dal narcisismo primario?
Secondo una prima ipotesi, che risale allo stesso Freud, è che la madre consenta l'uscita dal narcisismo primario rendendo tollerabile al bambino la frustrazione di avere a che fare con la realtà.

Il Mito di Narciso

Del mito di Narciso (personaggio della mitologia greca) esistono diverse versioni di cui la più nota è quella riportata nelle Metamorfosi di Ovidio, spesso oggetto di un'analisi di tipo psicologico il cui tema è “l'amore per sé”.
Narciso, concepito dalla ninfa Liriope e dal dio fluviale Cefiso il quale aveva spinto ed imprigionato tra le sue onde la bella Liriope violentandola, è un giovane dal bellissimo aspetto ma che ben presto manifesta la sua superbia ed altezzosità. Narciso fu amato ed ammirato da tanti fin dalla sua nascita e raggiunse il suo più alto splendore all'età di sedici anni. Desiderato da più di una fanciulla e di un fanciullo, fece innamorare anche Eco “quella ninfa canora che non sa tacere se parli, ma nemmeno sa parlare per prima”. Come tutti gli altri fu allontanata in modo arcigno, il dolore la consumò fino a vedere trasformare il proprio corpo in pietra lasciando la voce come unico elemento della sua presenza.
Narciso incurante di questa sua stoltezza continuò ad elargire ingratitudine fino a quando l'ennesimo respinto volse lo sguardo in cielo e levando le braccia pregò: “che possa innamorarsi anche lui e non possedere chi ama!”. La dea di Ramnunte volle accogliere quella giusta preghiera e così Narciso, fermatosi ad una fonte limpida immersa in un folto bosco fresco ed accogliente, si accinse a bere e specchiando il suo volto ne rimase incantato. Osservò minuziosamente quell'immagine a lui riflessa, fermandosi a contemplarla fino ad innamorarsene perdutamente. Tentò e ritentò svariate volte ad immergere le braccia dentro l'acqua provando a possedere quel fanciullo che in lui aveva scaturito quel desiderio irrefrenabile. Ma era invano ogni tentativo.
Trascorse il tempo e finalmente riuscì a prendere coscienza di ciò che egli vedeva e che non avrebbe mai potuto possedere. Rimasto sdraiato a terra e senza mai distogliere lo sguardo da quell'immagine, incurante ormai anche dei suoi bisogni primari, esclamò:
“Io, sono io! L'ho capito, l'immagine mia non m'inganna più! Oh potessi staccarmi dal mio corpo! Ormai il dolore mi toglie le forze, e non mi resta da vivere più di tanto: mi spengo nel fiore degli anni.”