Anno II n° 1

Anno II n° 1

Il numero dedicato all'adolescente. In copertina questa età della vita è rappresentata dal fotografo Giovanni Ruggeri da una ragazza con lo sguardo mesto, forse interrogativo. La frase di Ghandi: "Scopri l'amore e fallo conoscere al mondo" è dedicata a tutti gli adolescenti !!

Disagi nuovi, scuola di sempre

La scuola, principale agenzia educativa, assieme alla famiglia, è profondamente in crisi. Non si fa, qui, riferimento all’ormai infinito e infruttuoso braccio di ferro tra scuola e governo ma a quello che concretamente accade nelle singole aule.

I ragazzi hanno ormai superato la dimensione conflittuale e contestataria tipica dell’adolescenza per lasciare progressivamente posto a quello della demotivazione scolastica. Attualmente le principali espressioni di disagio riguardano la noia, l’apatia e l’indifferenza. A scuola non si va per imparare ma per socializzare, le aule sono diventate luoghi d’intrattenimento, dove bivaccare con i coetanei in attesa che suoni la campanella. I compiti da svolgere a casa rappresentano una difficoltà insormontabile tanto da spingere, spesso, i genitori preoccupati ad ingaggiare insegnanti per lezioni private, ai quali non si chiede di svolgere attività di recupero ma di fare i compiti con i figli se non, addirittura, al posto dei figli. I ragazzi, come sostiene M. Lancini, hanno ormai smesso i panni dello studente per essere solo degli adolescenti dimostrando di avere “una forte difficoltà ad instaurare una relazione significativa con l’apprendimento e con il proprio ruolo di studente”. (M. Lancini, “Star male a scuola”, in E. Rosci “16 anni o meno”, Angeli, Milano, 2000). Secondo l’ultima analisi condotta dal Censis, l’80% degli adolescenti italiani si chiede se ha senso andare a scuola, dichiarano di annoiarsi quotidianamente, percepiscono gli insegnanti lontani dal loro mondo.

Le ragioni di questa dilagante forma di apatia scolastica possono essere rintracciate nella difficoltà, tipica dell’adolescenza, di scoprire la propria identità. Spesso i ragazzi scelgono l’indirizzo scolastico considerato più trendy o decidono di seguire gli amici senza tenere conto delle proprie attitudini. Totalmente disillusi, non hanno grandi aspettative per il futuro. Temono che le energie riversate nello studio rimangano sprecate perché non riusciranno ad avere la carriera lavorativa che sognano; quando sognano!

Lungi dal volere trovare o indicare soluzioni, nasce spontaneamente il dubbio se, a questo punto, non valga la pena interrogarsi sull’attualità dei programmi, dei metodi d’insegnamento e, ancora una volta, sulla natura del rapporto insegnante-alunno.

La Scuola Nuova o Attiva incoraggiava l’autoeducazione e la libertà alla creatività. Il termine Scuola Attiva veniva usato nei primi anni del 900 per negare polemicamente il valore educativo della scuola tradizionale considerata passiva. Passiva perché costringe gli studenti fra i loro banchi a subire lezioni nozionistiche dalla cattedra. Domina la figura dell’insegnante mentre agli allievi è affidato l’unico compito di ripetere quanto ascoltato. Nella Scuola Attiva, invece, l’ordine non nasce dalla disciplina esteriore ma dalla volontà degli alunni che prendono attivamente parte alla formazione. La Scuola Nuova è puerocentrica, il ragazzo educa se stesso, all’adulto rimane solo il compito di aiutarlo per quella che deve risultare una forma di autoeducazione. La figura dell’insegnante non viene affatto sminuita. Lombardo Radice, infatti, parla di “insegnante artista”che non si attiene ad un particolare metodo, non prepara la lezione a casa ma entra in intimo contatto con l’anima degli alunni traendo dalla sua cultura il contenuto della lezione. Nella seconda metà del 900 Carl Rogers richiamandosi ad una metodologia d’insegnamento centrata sullo studente ritiene che il docente debba avere ben chiari quali siano gli obiettivi e gli interessi di ogni singolo alunno. Fondamentale il clima da mantenere in classe, improntato all’accettazione, alla comprensione e al rispetto dell’altro. L’insegnante, senza mai sfociare nel permissivismo, deve essere garante di un ambiente sereno e famigliare. Per Rogers il docente che non mantiene posizioni autoritarie viene visto dagli studenti come persona realmente significativa in grado di esercitare una profonda e positiva influenza. Thomas Gordon sottolinea come l’insegnante che non riesce ad avere il controllo della classe con metodi autoritari o coercitivi finisce per rinunciare al proprio ruolo professionale. Il pedagogista propone un metodo basato sulla collaborazione insegnante-alunno dove le parti in conflitto si uniscano nella ricerca di soluzioni accettabili per entrambi.

Come sosteneva Plutarco, l’allievo può essere considerato un “vaso da riempire” o una “fiaccola accesa”, nel secondo caso il docente ha principalmente il ruolo di alimentare la fiamma per mantenerla accesa.

Estetica in Adolescenza

L'Aspetto estetico in età adolescenziale ricopre un ruolo essenziale, veicolo di messaggi tra i coetanei, può divenire fonte di conflitti familiari. Ma come possiamo aiutare  i nostri ragazzi a migliorare le loro qualità corporee senza interferire con il loro istinto naturale e la loro propensione ad un comune spirito di gruppo. Intervistiamo un'esperta del settore estetico, la Sig.ra Cristina Grasso, insegnante di Estetica presso un Istituto Professionale Regionale, che da più di 5 anni si occupa della cura del corpo presso il CG Beauty Center di via V. Giuffrida 185 a Catania e propone soluzioni estetiche classiche e d'avanguardia.

CG Beauty Center Catania

Gentile Cristina, leggendo l'articolo “Il Corpo Adolescente” (pag. 6), mi è venuto in mente il momento in cui, soprattutto le ragazzine dopo la pubertà sentano l'esigenza di esaltare i dettagli del loro viso e del loro corpo, a volte esagerando per sembrare una persona adulta piuttosto che una ragazzina. Cosa possiamo consigliare a queste giovanissime in cerca di un equilibrio  estetico?
Cristina: “Purtroppo è difficile che un adolescente accetti un consiglio estetico. In alternativa ai trucchi esagerati ci sono metodi in grado di esaltare il loro viso acqua e sapone o le forme naturali del loro corpo.  A questa età invece è più forte l'aderenza al gruppo, imitano i coetanei ad esempio indossando i pantaloni a vita bassa,  a costo di esaltare i difetti fisici, come un eccesso di grasso addominale ai fianchi, anzichè coprirli”.

Quali consigli può dare ai giovani per migliorare il loro aspetto fisico?

Cristina: “Sono sicuramente utili i massaggi circolatori, che aiutano a drenare e quindi sgonfiare i punti critici del corpo; i trattamenti localizzati, come la fangoterapia o i bendaggi, che aiutano ad eliminare le tossine; i trattamenti viso che migliorano le problematiche di acne e di eccesso di sebo. E' molto importante però che tutto questo sia accompagnato da un'alimentazione sana e da attività fisica.”

 A proposito di Tatuaggi, nel vostro Centro Estetico utilizzate la tecnica dermografica del tatuaggio per fini diversi da quelli che più comunemente si possono osservare e non sono così vistosi. Come mai? Ci può spiegare?
Cristina: “Personalmente amo i tautaggi semplici per aggraziare il corpo. Nel nostro Beauty Center li utilizziamo per ridisegnare l'arcata sopraccigliare, da allora in poi sempre ordinata. Alcune donne che sentono l'esigenza di essere sempre curate chiedono il tatuaggio per definire il contorno labbra,  così da evitare la schiavitù della classica matita.”

 

Il Piercing,  una pratica diffusa e a volte con effetti collaterali poco conosciuti. Cosa consigliare al riguardo?

Cristina: “E' necessario recarsi in centri specializzati che utilizzano materiale monouso e tutte le norme igieniche per evitare fonti d'infenzione.  Purtroppo gli adolescenti vedono solo l'esigenza del momento e mai pensano alle conseguenze.  Infatti adottano la tecnica del fai da te!”

Il Corpo Adolescente

 

IDENTITA’ CORPOREA
 
Schilder (1935) ha considerato l’identità corporea articolata su tre assi: lo schema corporeo, l’immagine corporea e il corpo sociale.
 
SCHEMA CORPOREO
Si riferisce alla rappresentazione topografica e spaziale che ogni individuo ha del proprio corpo.
IMMAGINE CORPOREA
Viene definita come la rappresentazione mentale del nostro corpo.
CORPO SOCIALE
Fa riferimento al fatto che il corpo è al centro degli scambi relazionali affettivi fra individui.
 

La pubertà e l’adolescenza rappresentano la tappa evolutiva comune sia nei maschi che nelle femmine e producono inevitabilmente degli sconvolgimenti. Ognuno di noi è dotato di un sistema simbolico immaginario che riconosce il proprio corpo in rapporto con il proprio Io attraverso l’immagine corporea.Questa rifletteanche le nostre relazioni con gli altri individui e con la realtà esterna in generale, in questo senso ognuno costruisce la propria immagine corporea secondo il modo in cui “vive” con il proprio corpo. L’immagine corporea non è un semplice concetto cognitivo ma è strettamente legata al mondo emotivo interno, alla relazione con le figure significative del mondo esterno e alla storia personale di ciascuno.
 
Nel periodo adolescenziale, il rimaneggiamento di questa identità corporea rappresenta uno dei compiti principali. Il corpo è il primo mezzo con cui il neonato si relaziona con l’esterno ed è una modalità comunicativa mantenuta in parte anche durante l’infanzia; acquista una centralità specifica nel periodo adolescenziale sia a livello concreto, perché interagisce con l’ambiente, sia a livello fantasmatico. A causa delle repentine trasformazioni corporee, l’adolescente si trova di fronte ad un “corpo disincarnato” (Cfr. Birraux, 1993) segno e simbolo di una ancora mancata identità e di un progressivo distacco da se stesso. Il corpo è vissuto come imposizione esterna nelle sue forme e nell’immagine (identità corporea) e nell’essere maschio o femmina (identità di genere). Di qui la necessità di ristabilire l’unità psico-biologica attraverso la negoziazione di una nuova immagine corporea capace di integrare in sé i cambiamenti apportati dallo sviluppo puberale.
Il corpo durante la pubertà è maturo dal punto di vista genitale e capace di procreare. L’immagine corporea che l’individuo aveva costruito durante il periodo infantile si modifica inducendo nell’adolescente un senso di inquietudine determinato sia dal confronto con qualcosa di ignoto, che dalla necessità di conoscere questo nuovo corpo attraverso un lavoro di mentalizzazione. Mentalizzare il corpo significa attribuirgli una funzione simbolica, ovvero un significato sociale, relazionale, erotico ed affettivo, rendendolo il testimone della propria immagine e della propria identità (Cfr. Ferrari, 1994). Di fatto dunque la centralità del corpo nel periodo adolescenziale non viene giustificata solo dalla trasformazione morfologica e dalla maturazione sessuale legate alla pubertà e quindi alla necessità di raggiungere una nuova identità corporea e di genere, ma è dovuta anche a fattori inerenti alla riorganizzazione psichica. Quest’ultima diviene il supporto dei problemi legati all’individuazione di fattori relativi al sistema familiare e sociale all’interno del quale l’adolescente è cresciuto.
I fattori che influenzano lo sviluppo dell’immagine corporea in adolescenza sono sia psicologici che psico-sociali. L’adolescente costruisce l’immagine del corpo anche osservando il corpo degli altri, identificandosi con persone che ammira e recependo le indicazioni dei media e del suo ambiente culturale relativamente alla bellezza e alla prestanza fisica.
Autostima e sicurezza in se stessi giocano un ruolo importante nella ristrutturazione della personalità in adolescenza; distorsioni della rappresentazione del corpo spesso riflettono problemi di ordine psicologico.
La difficoltà a percepire e accettare il proprio corpo, vissuto come poco familiare, può far sì che fenomeni transitori dello sviluppo fisico, come acne e sovrappeso, possano acquistare forte risonanza psicologica e generare ansia e disagio.
Allo scopo di controllare queste emozioni l’adolescente potrebbe considerare il corpo come un oggetto da controllare o addirittura da attaccare. Molti comportamenti a rischio, come le diete sconsiderate, hanno lo scopo di dimostrare la propria capacità di controllo sulla realtà, in un momento in cui le incertezze sulla propria identità sono grandi. L’inconscia paura di crescere potrebbe giocare un ruolo importante nella costruzione dell’immagine corporea poiché “un corpo che si trasforma e cresce è colpevole perché ordina la separazione dalle illusioni, dalla madre, dall’infanzia” (Charmet). Il tempo passato allo specchio, l’interesse esagerato per l’aspetto fisico denotano un grande investimento su di sé poiché l’adolescente deve scegliere anche se stesso come oggetto di interesse, rispetto e stima.
L’insicurezza sulla propria capacità di essere davvero autonomi, contribuisce in questo senso all’attuazione di comportamenti vistosi e talvolta plateali. Una delle paure comuni alla maggior parte degli adolescenti è quella di non essere normali: i cambiamenti fisici dello sviluppo avvengono proprio quando è maggiore il bisogno di percepirsi simili e apprezzati dai coetanei. Nel confronto con i pari, peso e altezza possono essere usati come indicatori dell’adeguatezza del proprio sviluppo. I sentimenti di inadeguatezza riflettono frequentemente l’adesione ad un’immagine ideale di sé, spesso troppo esigente, per cui buona parte degli adolescenti si sente brutta e questo può portare ad una inibizione sociale per non esporsi a sentimenti di vergogna.
Una delle manifestazioni della centralità del corpo in adolescenza è la frequente tendenza alla somatizzazione di sentimenti, conflitti e pulsioni con il conseguente servirsi del corpo e delle condotte somatiche sia come mezzo per esprimere conflitti psichici sia come strumento di relazione. Di qui la straordinaria incidenza in questo periodo di patologie che usano il corpo per raccontare ciò che la mente non riesce ancora a fare.
Secondo Selvini Palazzoli (1963-1981), ad esempio, nella futura anoressica il corpo non investito come oggetto d’amore e di cure nella prima relazione con la madre, diventa oggetto estraneo che può essere aggredito e svalutato. Le carenze empatiche della madre nelle prime esperienze di soddisfazione dei bisogni vengono compensate, dalla futura anoressica, sovrainvestendo il potere della mente a cui affida funzioni di contenimento e sostegno. Le competenze intellettuali si sviluppano così in modo abnorme, fino a sostituire la “buona madre” e renderla non più necessaria. Le condotte di costrizione del corpo, come ad esempio gli stili alimentari rigidi o gli eccessi di attività motoria che le anoressiche impongono a se stesse, acquistano anche significati inerenti al processo di separazione-individuazione di cui parla Blos (1962), in quanto rispecchiano un lavoro incentrato sul tentativo di riappropriarsi della propria vita, caratterizzato dalla necessità di padroneggiare i propri bisogni di dipendenza affettiva.
La famiglia, la scuola e la comunità svolgono in tutto questo percorso ruoli importantissimi nel contenere le angosce dell’adolescente.
È molto importante che in famiglia vi siano modelli positivi, che si discuta in maniera esplicita sulla disapprovazione di comportamenti a rischio; che vi sia uno stile educativo autorevole (e non autoritario) con regole esplicite, coerenza di comportamento da parte delle figure di riferimento ed una costante apertura al dialogo.
L’esperienza scolastica vissuta con soddisfazione e senso di benessere, ancor più se con successo scolastico, rappresenta un ulteriore fattore di protezione.
La comunità locale può rappresentare, attraverso occasioni di aggregazione giovanile ed attraverso la richiesta di comportamenti socialmente responsabili, una riduzione della spinta verso un’anticipazione del diventare adulti priva di un adeguato sostegno.
Tutti i processi che attivano un cambiamento possono produrre angoscia ed in tal senso durante l’adolescenza diventa abbastanza comprensibile che il corpo possa essere fonte di turbamento: lutto per il corpo bambino e passaggio del concetto di sé costruito sull’opinione dei genitori e tratto dal giudizio dei coetanei. Nuove pulsioni e desideri spingono all’esterno della famiglia, attivando spesso una temporanea svalorizzazione dei genitori che facilita il trasferimento degli investimenti affettivi su persone esterne all’ambiente familiare.
All’interno del gruppo amicale il corpo è facile che venga “addobbato” di tutte le insegne che esprimono una precisa appartenenza: qual è il significato, ad esempio, che gli adolescenti attribuiscono al piercing e al tatuaggio?

Il corpo dipinto o forato attraverso il piercing, il tatuaggio ed altre manipolazioni affini, esprimono principalmente un'intenzione comunicativa. Il senso di questo messaggio rischia tuttavia di rimanere oscuro agli adulti che mancano degli strumenti per decodificarlo.
 Se inizialmente gli adolescenti sono spinti da esigenze narcisistiche a farsi tatuare o ad ornare il loro corpo con orecchini o chiodini, successivamente tali segni diventano un mezzo di comunicazione: comunicano appartenenza , esprimono trasgressione e originalità, segnano una tappa della vita , rappresentano un punto fermo rispetto al trascorrere del tempo. Ma soprattutto comunicano degli stati emotivi interni come il disagio, la sofferenza, problemi familiari, problemi conflittuali e dei bisogni come lo svago, la ribellione, la libertà.
Il linguaggio del corpo sostituisce quello dell’abito: non più capi firmati dalla testa ai piedi per proclamare una identità, ma tatuaggi e piercing, anche segreti, che parlano a loro stessi e ai loro pari, in privato. Un modo per distinguersi ma anche di ribellarsi senza la necessità del clamore.
Tutto ciò non ha nulla di patologico. Quando preoccuparsi dunque? L’aspetto patologico può essere evinto dalla ripetizione e durata di una stessa condotta per un periodo di più di tre mesi fino a sei mesi o più; dalla comparsa di nuove condotte che si aggiungono alle precedenti con un accumulo delle manifestazioni di sofferenza; dagli eventi della vita negativi sia per l’adolescente che per il suo ambiente.
Siamo di fronte ad adolescenti sommessi, che i genitori trovano alcune volte inconcludenti, dispersivi, immaturi. Ma sarebbe più utile osservare senza giudicare in modo da comprendere il loro mondo ed aiutarli a crescere.
Quando le condotte adolescenziali diventano patologiche l’approccio psicoterapeutico e psicoanalitico può avere la funzione di “ponte” fra esperienza e linguaggio, operando tra fisico e mentale per raggiungere aree di difficile elaborazione, trasformarle e ricostruirle. Ciò permette di affrontare il difficile mondo interno dell’individuo e consente di acquisire (o riacquisire) e sviluppare quello spazio mentale, affettivo e somatico, ridotto o azzerato dalla patologia.
 

PIERCING E TATOO

Nati come segno di riconoscimento ed appartenenza ad una tribù, piercing e tattoo oggi sono una spiccata tendenza nel mondo dei giovani (e non solo).
Il fenomeno in occidente è nato all'interno di specifici contesti sottoculturali, correlato a una serie di motivazioni e finalità che ricordano la critica e l'opposizione alle norme sociali dominanti siano esse ideologiche, politiche, economiche o estetiche.
Il tatuaggio ha un significato profondo, che và al di là della questione estetica dell’essere visto-notato, poiché assume un carattere permanente e ciò comporta un'assunzione di responsabilità e consapevolezza spesso legato a motivazioni che riguardano la propria identità e la propria storia.
Spesso viene realizzato dall’individuo stesso che così facendo rafforza il legame tra segno e sé, col desiderio di racchiudere in un’immagine la sua stessa vita .
Il piercing sembra essere più una modalità di esibizione e non è definitivo perchè si può mettere o togliere, il buco si può lasciare chiudere o riaprire. Questo consente ai giovani che lo indossano di giocare con una molteplicità di identificazioni possibili e dunque di cambiare continuamente.
 

Dott.ssa Maria Stefania Rao
Psicologo-psiconcologo
Spec. Psicoterapia psicoanalitica

Un rimedio per l'Influenza: Meditate, Meditate...

La Meditazione permette attraverso pratiche contemplative di raggiungere elevati livelli di trascendenza. Dopo molte sedute di allenamento, progressivamente si può raggiungere uno stato in cui la mente non sia impegnata da alcun pensiero, una purificazione interna che culmina in un’elevazione illuminante. Alcuni ne sono affascinati perché permette loro una crescita spirituale che aiuta ad intraprendere un percorso di vita proteso verso una maggiore consapevolezza di se stessi. Secondo il Maestro Osho Rajneesh la meditazione è la soglia che ci apre alla nostra capacità di amare, all’intimità, alla creatività e all’espansione del nostro essere.

Il ricorso alla Meditazione è oggi una pratica sempre più diffusa nel campo medico-scientifico: negli Stati Uniti, ad esempio, si applica nel trattamento ambulatoriale di pazienti affetti da stress cronico, dolore recidivante e malattie persistenti in alcuni reparti ospedalieri di salute mentale.

E’ sempre più chiaro alla comunità scientifica che le pratiche meditative, come pure lo yoga, apportano cambiamenti comportamentali, che non sono ristretti al periodo immediatamente successivo alle sedute ma persistono nel tempo. Numerosi studi hanno dimostrato una riduzione dei livelli di ansia con un incremento delle emozioni positive (felicità, entusiasmo, attivismo, gratificazione…), legati a taluni cambiamenti neurologici. E’ il caso della ricerca condotta dal Dott. Richard J. Davidson nel Dipartimento di Psicologia dell’Università del Wisconsin, che ha trovato interessanti correlazioni tra l’attività funzionale dei lobi cerebrali frontali, le emozioni positive e l’attività immunitaria in risposta alla pratica della Meditazione ed una vaccinazione anti-influenzale standard.

Un equipe di psicologi e medici hanno misurato l’attività elettrica cerebrale in 41 persone, prima e dopo l’esposizione ad alcuni test psicologici e ad un questionario scritto dove i soggetti raccontavano le più significative esperienze positive e negative della loro vita. Inoltre tutti i soggetti sono stati vaccinati per il ceppo influenzale della stagione.

I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi in maniera del tutto casuale, attraverso una randomizzazione computerizzata che permetteva di avere due campioni omogenei per sesso, età ed altre variabili. Il gruppo più numeroso di 25 persone è stato sottoposto ad un training di meditazione, che comprendeva una serie di incontri settimanali di gruppo di due o tre ore ed esercitazioni audioguidate al proprio domicilio della durata di un ora per sei giorni la settimana. I restanti 16 partecipanti non svolgevano alcuna pratica di meditazione.

Dopo 2 mesi dall’inizio dello studio e dopo 4 mesi dalla fine delle pratiche previste nello studio, i partecipanti sono stati sottoposti nuovamente alle misurazioni elettriche cerebrali e a prelievi ematici per testare il titolo anticorpale raggiunto dopo la vaccinazione. Test statistici hanno rilevato una significativa diminuzione del livello di ansia nel gruppo che ha eseguito la pratica della meditazione e questo solo dopo 2 mesi di training. Ciò era dovuto ad una maggiore attivazione dell’area cerebrale frontale di sinistra.

Per quanto riguarda la risposta al vaccino anti-influenzale i soggetti che praticavano meditazione hanno avuto un maggiore sviluppo del titolo anticorpale rispetto ai controlli (p < 0,05; figura 1). Lo studio ha dimostrato che una regolare e prolungata pratica di meditazione comporta alcuni cambiamenti comportamentali che apportano un maggiore benessere personale ed un miglioramento nella funzione del sistema immunitario.

Questo studio permette di verificare non solo che la maggiore attivazione di talune aree cerebrali è correlata con il funzionamento del nostro sistema immunitario, ma anche che la meditazione apporta dei cambiamenti biologici positivi.

  1. Osho Rajneesh, Meditazione: la prima e l'ultima libertà. Edizioni Mediterranee
  2. Lou HC, Kjaer TW, Friberg L, Wildschiodtz G, Holm S, Nowak M. A 150-H2O PET study of meditation and the resting state of normal consciousness. Hum Brain Map 1999; 7: 98–105.
  3. Herzog H, Lele VR, Kuwert T, Langen KJ, Kops ER, Feinendegen LE. Changed pattern of regional glucose metabolism during yoga meditative relaxation. Neuropsychobiology 1990; 23: 182–7.
  4. Davidson RJ. Affective style, psychopathology, and resilience: brain mechanisms and plasticity. Am Psychol 2000; 55: 1196–1214.
  5. Davidson RJ, Jackson DC, Kalin NH. Emotion, plasticity, context, and regulation: perspectives from affective neuroscience. Psychol Bull 2000; 126: 890–909.
  6. Sutton SK, Larson CL, Ward RT, Holden JE, Perlman SB, Davidson RJ. The functional neuroanatomy of the appetitive and aversive motivation systems: Results from an FDG-PET study. Neuroimage 1996; 3: S240.
  7. Richard J. Davidson, PhD, Jon Kabat-Zinn, PhD, Jessica Schumacher, MS, Melissa Rosenkranz, BA, Daniel Muller, MD, PhD, Saki F. Santorelli, EdD, Ferris Urbanowski, MA, Anne Harrington, PhD, Katherine Bonus, MA and John F. Sheridan, PhD. Alterations in Brain and Immune Function Produced by Mindfulness Meditation Psychosomatic Medicine 65:564-570 – 2003.