Valle del Loddiero e dell’Oxina

Il territorio di Militello in Val di Catania si caratterizza per la straordinaria ricchezza di ambienti naturali che sembrano aver mantenuto nel corso dei secoli l’integrità e la specificità propria di questi luoghi. 
Il paese di Militello si trova quasi al limite dell'Avanfossa Gela-Catania. Il substrato su cui poggia è di tipo calcareo ed appartenente al dominio di Avampaese Ibleo. Sono presenti in affioramento le lave basaltiche Quaternarie, riferibili alle effusioni sottomarine dovute al sottoscorimento dell'Avampaese sotto la Catena Maghrebide (Placca Euro-Asiatica).

La "Pillows Lava" o "lava a cuscini" è osservabile in abbondanza all'entrata sud di Militello. Procedendo in direzione Scordia si può osservare uno spaccato del substrato militellese, in corrispondenza del Vallone Carcarone, che rappresenta la parte più superficiale e residuale dell'Avampaese. Sono qui bene evidenti le colate laviche Quaternarie interposte al Calcare organogeno. L'area è interessata anche da vistosi fenomeni carsici, come denunciato dalle innumerevoli grotte presso Contrada Croce, che furono in passato protagoniste essenziali per gli insediamenti umani (da esempio è la storia di S.Febronia). Militello gode di un'altitudine minore (circa 413 m s.l.m.) rispetto al cuore degli Iblei (circa 800 m s.l.m.), a causa del progressivo abbassamento dell'area, dovuto alla nascita di faglie a carattere per lo più normale, che permettono all'Avampaese di sottoscorrere al di sotto del Dominio Europeo. (http://it.wikipedia.org/wiki/Militello_in_Val_di_Catania Dr. Geologo Giovanni Amenta)

Migrazione Avanfossa Piana di Catania

Tra la catena e l'avampaese, si forma un bacino (avanfossa) allungato parallelamente al fronte della catena. L’avanfossa è dunque una fossa o depressione che si forma al margine dell'area continentale verso la quale è diretta la migrazione orogenetica responsabile della formazione di una catena montuosa.

La zona si caratterizza per la presenza di numerosi corsi d’acqua (i torrenti Ossena, Catalfaro, Lèmbasi e Loddiero ne sono un esempio) che naturalmente hanno plasmato il territorio, creando ampie vallate, separate da altopiani. Per la presenza di una vegetazione tipica della macchia mediterranea (mirto, timo, olivastro, carrubo) e per una fauna che comprende istrici, lepidotteri (insetti con quattro ali e apparato boccale trasformato in proboscide per succhiare) e rari esemplari di avifauna.
Una delle valli più suggestive della zona è quella creata dal torrente Loddiero. Una valle intagliata sulle calcareniti (roccia sedimentaria clastica, formata da particelle calcaree delle dimensioni della sabbia) e vulcaniti dallo scorrere incessante delle acque a carattere torrentizio del corso denominato Loddiero, a una quota digradante fra i 400m. e i 200m. s.l.m. Il suo nome deriva da una parola araba che definisce le abitazioni ricavate nelle grotticelle artificiali che si trovano in alcune pareti verticali della valle. Si estende tra l'abitato di Militello e il vicino abitato di Scordia, nei pressi del quale la valle si allarga, fra le ultime colline degli Iblei. Ciò è dovuto alla diversa risposta delle rocce all'azione modellatrice delle acque che scorrono. La valle infatti è tanto più  stretta quanto più resistenti sono le rocce interessate, tanto più svasata quanto più tenere sono quest' ultime. Caratterizzata dunque da un profondo canyon intagliato nelle rocce d’origine vulcanica (tipiche della zona), si scorge il suggestivo punto di confluenza tra il Loddiero e il Calcarone.
 
 Al torrente Loddiero è legato il mito del Sileno Loddiero e la Ninfa Scordia cantato da Pietro Carrera, poeta di Militello:
 
"Dopo aver trascorso una solitaria esistenza sulle colline di Militello senza mai aver conosciuto le gioie dell’amore, il vecchio sileno Loddiero, un giorno d’estate, mentre disteso all’ombra di un grande albero cerca riparo dal gran sole, vede avanzare danzando tra i prati della vallata sottostante in vesti succinte e con i capelli lunghi e sciolti la bellissima ninfa Scordia.
 
Loddiero la vede, se ne innamora, corre giù verso la valle desideroso di far sua la fanciulla. Ma questa spaventata fugge arrampicandosi velocemente lungo i fianchi della vallata, lasciando ben presto indietro il sileno ormai troppo vecchio per avere successo nell’inseguimento. Stanco e deluso Loddiero ferma la sua corsa. Alza gli occhi verso il cielo e rivolgendosi a Giove chiede di poter amare almeno una volta nella vita. Colpito dalla preghiera il padre degli dei trasforma il sileno in un incantevole fiume (il Loddiero appunto) le cui acque fresche e ricche di pesci cominciano a scorrere gorgogliando tra i fianchi della valle.
 
All’improvviso apparire di tanta acqua la ninfa, assetata e stanca per la corsa, ferma la sua fuga e si dirige verso il torrente. Raggiunta la riva, si toglie la veste e si tuffa nelle acque, unendosi così in un perenne legame con il fiume Loddiero".
  Vaso Attico con Sileno
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Un sileno assale una ninfa (vaso attico del V sec. a.C.)